Giovanna Gabrielli, il Fatto Quotidiano 30/9/2011, 30 settembre 2011
IL FATTO DI IERI - 30 SETTEMBRE 1953
Dinastia d’autore quella dei Piccard, scienziati e conquistatori di record ai limiti con l’impossibile. Quasi una saga familiare iniziata con Auguste, il fisico belga amico di Einstein che, dopo aver volato più in alto di tutti, 16.000 metri nella stratosfera a bordo di un aerostato, punterà agli abissi marini col mitico batiscafo “Trieste”, una sorta di pallone sommergibile d’acciaio di 18 metri, progettato per resistere a pressioni altissime. Un test d’immersione estremo che, col figlio Jacques oceanografo, il vecchio Auguste realizzerà all’alba del 30 settembre 1953, nella “fossa tirrenica”, tra Ponza e Capri, giù, per due ore, a 3150 metri di profondità, alla ricerca dei segreti del fondo marino e del plancton per l’umanità in crescita. Prova tecnica, perché a toccare il punto più profondo del pianeta e a entrare nella storia, ci penserà Jacques, primo e ultimo “capitan Nemo” capace di violare, nel ‘60, il limite di 10.917 metri nella leggendaria Fossa delle Marianne. Pronto a passare il testimone al figlio Bertrand, primatista del volo transoceanico in mongolfiera e in vista di un giro intorno al mondo col suo Solar Impulse, l’aereo a energia solare. Dal mare al cielo, sulle tracce di famiglia.