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 2011  settembre 30 Venerdì calendario

LO INDAGHI? NO, IO NO

Per l’ennesima volta Silvio Berlusconi potrebbe sgusciare senza danni da un’indagine penale. Il Tribunale del riesame di Napoli con la sua ordinanza di lunedì scorso aveva chiesto due cose: archiviare l’inchiesta per estorsione che vede Berlusconi nel ruolo improbabile della vittima di Gianpi Tarantini e Valterino Lavitola e aprire una nuova indagine su Berlusconi per l’induzione alle false dichiarazioni ai pm di Tarantini.
IN PRATICA Berlusconi ieri doveva passare da vittima a colpevole mentre Lavitola sarebbe dovuto passare da complice di Tarantini a complice del premier. Corollario di questa nuova qualificazione dei fatti era l’attribuzione della competenza a Bari, il classico terzo che indagava al posto dei due eterni litiganti, Roma e Napoli. Invece il film che è andato in onda sugli schermi romani è tutt’altro. La Procura diretta da Giovanni Ferrara se ne è infischiata delle indicazioni del Riesame di Napoli, che è sovrano solo in materia di libertà. Dunque Tarantini e moglie restano liberi grazie ai giudici napoletani ma non escono dall’inchiesta per estorsione che resta aperta sul tavolo del procuratore aggiunto di Roma, Pietro Saviotti.
Insomma Berlusconi per la Procura di Roma resta una vittima e ci saranno due indagini speculari: la Procura di Roma indagherà sui pagamenti a Tarantini da parte della povera vittima Berlusconi mentre la Procura di Bari indagherà sui medesimi pagamenti a Tarantini da parte del cattivo Berlusconi, stavolta nei panni del presunto colpevole. Non solo: Berlusconi - nonostante il Riesame lo chiedesse - non diventa indagato nemmeno per il reato di induzione a dichiarare il falso ai pm. Non per ora almeno. Non a Roma. La Procura ha iscritto per violazione dell’articolo 377 bis solo Valter Lavitola. Il fascicolo per induzione alle false dichiarazioni non vede indagato il presidente del consiglio che, per sua stessa ammissione, era il mandante dei pagamenti.
La situazione è talmente anomala che non potrà durare a lungo. Oggi stesso il procuratore aggiunto di Bari incaricato del caso (dopo che il Procuratore capo Antonio Laudati si è astenuto) potrebbe iscrivere il Cavaliere restituendo al film dei pagamenti di Lavitola ai Tarantini il suo protagonista. La mancata iscrizione del Cavaliere può sembrare un atto di attenzione verso chi non ha mai fatto mistero di preferire la Procura di Roma a qualsiasi altro ufficio giudiziario. Una fiducia ben ricambiata, come dimostra il caso di Trani dove, a seguito di un rimpallo di competenze, si profila un’archiviazione per le pressioni contro Michele Santoro, tanto ineccepibile nelle sue dotte motivazioni, quanto scandalosa nella sostanza.
Anche stavolta la competenza è la ragione addotta dai pm romani per giustificare una scelta favorevole a Berlusconi. L’iscrizione del premier sarebbe un atto delicato che non può essere disposto da un pm senza competenza. Per Lavitola il discorso è diverso, essendo un soggetto già arrestato per il quale corrono i termini della custodia in carcere. L’iscrizione di Lavitola era urgente e doveva essere fatta prima della trasmissione del fascicolo in Puglia. Quella di Berlusconi no. E così sarà la Procura di Bari, che ha il suo capo indagato per aver favorito il premier proprio nelle indagini su Tarantini, a dover decidere se - in quelle medesime indagini - Tarantini è stato indotto a rendere false dichiarazioni. Un minimo di decenza imporrebbe ai pm di Bari di spedire subito tutto a Lecce, procura competente per le vicende che coinvolgono i magistrati di Bari.
COMUNQUE, se è probabile che presto Berlusconi sarà iscritto nel registro degli indagati a Bari, è certo che la notizia sarà accolta con sollievo dai suoi legali. Quando sarà convocato dai pm romani per ripetere la sua versione claudicante sui pagamenti a Tarantini, infatti, potrà finalmente farsi accompagnare dal fido avvocato Niccolò Ghedini. E potrà anche avvalersi della facoltà di non rispondere come indagato per un reato collegato, a Bari. E ovviamente la Procura di Roma, a differenza di quella di Napoli, non ha alcuna intenzione di anticipare i tempi per sentire il premier subito da testimone, con l’obbligo di dire la verità.