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 2011  settembre 30 Venerdì calendario

ORA IL BOND DELL’EFSF LANCIA LA SFIDA AL BUND

Un nuovo concorrente, sempre meno «fantasma», si aggira in Europa, sul fronte dei bond governativi: il Fondo salva-stati. Un player che potrebbe dire la sua nel derby delle triple «A», soprattutto contro il più blasonato Bund tedesco. Certo, nonostante l’ok dei diversi parlamenti Ue al suo rafforzamento, l’operatività di questo veicolo resta avvolta nella nebbia. E certo, la rilevanza socio-economica di un emittente come Berlino non può essere messa in discussione. Tanto meno da un Fondo che, tra mille polemiche e incertezze, ha fin qui emesso solamente tre bond.

Eppure, proprio guardando l’andamento di queste obbligazioni salta fuori uno dei motivi che iniziano a preoccupare il governo Merkel. Quale? Di certo non il rifiuto, attribuito ai tedeschi, a voler tirare fuori i soldi per aiutare gli spendaccioni latini. Tutt’altro: il tema è ben più tecnico. L’emissione decennale dell’Efsf, infatti, ieri vantava un rendimento lordo del 3,07 per cento. Cioè, all’incirca, 100 punti base in più del corrispettivo titolo governativo di Berlino: quel Bund che, dopo il via libera del Bundestag al «raddoppio» del Fondo, ha visto il suo yield arrivare a danzare attorno a quota 2 per cento.

Una differenza, nell’età dei rendimenti «rasoterra», non da poco e che i radar degli operatori istituzionali hanno già individuato. «In una prospettiva futura - sottolinea Angelo Drusiani, esperto obbligazionario di Albertini Syz - l’interesse del mercato può, in parte, spostarsi dalla classica tripla "A" tedesca a quella dell’Efsf». «È possibile - fa da eco Guido Casella, responsabile fondi obbligazionari di Azimut -. In passato, peraltro, abbiamo già operato su queste emissioni. Ciò detto, bisogna aspettare per vedere, ad esempio, come verrà effettuato il pricing o quanto liquidi saranno i bond. Fare delle previsioni, allo stato attuale, è prematuro: troppe sono le incognite sul futuro stesso di Eurolandia».

Quelle incertezze che, scaturite dai problemi sul debito degli stati periferici dell’Unione monetaria, giocoforza non possono non coinvolgere anche Berlino, soprattutto a fronte della cattiva congiuntura. «Il recente calo delle quotazioni del Bund - ricorda Maila Bozzetto, esperta di reddito fisso di Imad2 - rispecchia anche quest’ultimo aspetto. Senza dimenticare, poi, l’accelerazione sul fronte del Fondo stesso». Vale a dire? «Lo sviluppo, a questo punto obbligato, dell’Efsf di fatto "socializza" i problemi del debito degli stati latini con quelli dei paesi più solidi». Una "commistione" che il mercato ha già segnalato: i Cds sulla Germania, seppur non così attendibili, in settembre sono saliti da 73 a 104 punti base. L’indizio che i Bund, percepiti un po’ meno come bene rifugio, potrebbero vedere le loro quotazioni scendere. Soprattutto se, paradossalmente, l’Efsf verrà sviluppato in maniera ordinata. «Attualmente - specifica Casella - il maggiore rendimento del bond del Fondo è conseguenza di una tripla "A" più debole di quella tedesca». La partecipazione (pro quota Bce) di stati quali Spagna, Italia o Portogallo alle garanzie del veicolo rende, giocoforza, meno sicura la solidità del rating. Il quale, è la convinzione di tanti, verrebbe ulteriormente diminuita se fosse introdotta anche la leva. Al contrario, uno sviluppo "virtuoso" potrebbe dar vita a un emittente (garantito dalla "politica") in grado di «sottrarre - sottolinea Drusiani - liquidità anche ai governi tripla "A"». Almeno in teoria.