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 2011  settembre 30 Venerdì calendario

LA TROIKA BCE-FMI-UE TORNA AD ATENE MA I MANIFESTANTI OCCUPANO I MINISTERI

Ministeri occupati dai dipendenti, taxi e ospedali in sciopero e nuove manifestazioni fino a tarda serata davanti al Parlamento. Atene ha dato ieri il bentornato (a modo suo) alla delegazione della "troika", rientrata nella capitale per valutare l´ok alla nuova tranche da 8 miliardi di aiuti per la Grecia. La prima riunione prevista in mattinata tra gli inviati di Ue, Fmi e Bce e il governo Papandreou è saltata dopo che i rappresentanti di Bruxelles e Washington hanno trovato il portone del ministero delle Finanze a Syntagma, proprio di fronte al Parlamento, bloccato da una delegazione di impiegati, scesi in piazza per protestare contro l´ennesimo piano di austerity. Negli stessi minuti – con un blitz coordinato dal potente sindacato dei lavoratori statali Adedy - i loro colleghi hanno occupato le sedi dei dicasteri della Giustizia, dell´Interno e dell´Agricoltura. Le manifestazioni sono continuate per diverse ore, con l´ormai tradizionale rogo dei bollettini delle tasse, cortei spontanei e locali pubblici off-limits per tutti. In tarda serata la situazione è tornata alla normalità quasi ovunque salvo che alle Finanze, dove l´occupazione dovrebbe proseguire per due giorni.
Le manifestazioni non sono riuscite a far deragliare del tutto il programma della troika che ha avuto ieri un primo incontro «sereno e costruttivo» con il titolare del dicastero dell´Economia Evangelis Venizelos. Sul tavolo la lettera inviata da Atene a Bruxelles nei giorni scorsi, una sorta di road map che dettaglia con precisione gli impegni di Atene per centrare l´obiettivo di bilancio nel 2011 e nel 2012. Gli organismi internazionali dovranno valutare la fattibilità di queste misure (la Grecia fino ad oggi non è quasi mai riuscita a rispettare gli obiettivi posti da Bruxelles) per dare poi il via libera "tecnico" agli aiuti. La benedizione formale dovrebbe arrivare all´Eurogruppo del 13 ottobre, giusto in tempo per consentire all´esecutivo di pagare gli stipendi pubblici di ottobre.
La strada però, malgrado l´ottimismo degli uomini più vicini al premier, resta in salita. Il problema non è tanto il parere della "troika", quanto la tenuta sul fronte domestico. L´Europa sembra infatti essersi rassegnata a riaprire i cordoni della borsa, se non altro perché il sistema creditizio continentale non è in grado in questo momento di assorbire lo choc di un default improvviso di Atene senza innescare un pericoloso effetto domino. Meno chiara è invece la tenuta del governo Papandreou in Parlamento. La maggioranza del Pasok (154 voti su 300) ha tenuto nella votazione sulla patrimoniale immobiliare di martedì. Ma è stata costretta ieri a rinviare di nuovo la discussione sui tagli nel settore pubblico promessi alla "troika" – 30mila dipendenti finiranno in mobilità al 60% dello stipendio – per non rischiare un "no" che potrebbe avere conseguenze disastrose. Qualche deputato socialista ha espresso in pubblico parere contrario a queste misure e Papandreou (che oggi incontrerà Sarkozy a Parigi) sta cercando di serrare le fila del partito in vista del voto posticipato a domenica.