Sergio Romano, Corriere della Sera 30/9/2011, 30 settembre 2011
LA CHIESA E BERLUSCONI. ALCUNI MOTIVI DI SCONFORTO
Non le sembra che vi sia contraddizione e incoerenza fra le parole del presidente della Cei di condanna dei comportamenti sessuali di Berlusconi e il silenzio omertoso, che rasenta la connivenza, tenuto dalle gerarchie ecclesiastiche sui preti pedofili? Per loro è stata applicata, fin che è stato possibile, la politica del «lavare i panni sporchi in famiglia». Nel primo caso, nella peggiore delle ipotesi, si tratta di atti sessuali fra adulti consenzienti, mentre nel secondo si tratta di violenza su bimbi innocenti. Io penso che il cardinale Bagnasco abbia perso un’occasione per stare zitto e che anche per lui valgano le parole di Gesù quando disse «Chi non ha peccato scagli la prima pietra».
Pietro Volpi
pietrovolpi@virgilio.it
Un sondaggio realizzato dal tg della 7 ha mostrato come nonostante tutte le avventure sessuali di Berlusconi le intenzioni di voto siano rimaste pressoché inalterate. Segno evidente che quello che accade sotto le lenzuola del presidente del consiglio non interessa per nulla all’italiano medio, gli italiani hanno altro a cui pensare specie in questo periodo in cui le priorità sono altre, strettamente collegate alle sempre più scarse chance di sopravvivenza. Inutili quindi i predicozzi episcopali. La morale, e anche la non morale, non vengono impartite dal presidente del consiglio, non più dalla Chiesa cattolica, sempre meno dagli imam che fanno sempre meno presa sui fedeli islamici occidentalizzati a tempo di record.
Mauro Amaldi Testa
mauroamaldi@yahoo.it
Cari lettori,
Mi aspettavo un maggior numero di lettere favorevoli all’intervento del cardinale Bagnasco, ma quelle critiche e implicitamente favorevoli al presidente del Consiglio, come le vostre, sembrano essere, per il momento, prevalenti. A me sembra comunque che in questa faccenda non vi sia nulla di cui un italiano possa compiacersi.
Non mi piace anzitutto che i comportamenti del presidente del Consiglio giustifichino i commenti critici della stampa internazionale, degli uomini di Stato stranieri (da ultimo il cancelliere Merkel) e delle Chiese. So che qualcuno sottolinea la necessità di separare la sfera pubblica da quella privata di un uomo politico. Ma Berlusconi ha continuamente confuso le due sfere e ne ha dato ripetute dimostrazioni fra cui l’uso pubblico delle sue residenze private e l’inopportuna telefonata alla questura di Milano nel caso della ragazza marocchina.
Non mi piace che la Chiesa condizioni la politica italiana. Lo ha fatto stipulando un patto di mutuo interesse con il governo Berlusconi a cui dobbiamo una legislazione gretta e arretrata su alcune importanti questioni bioetiche. Lo fa ora pronunciando parole critiche, sia pure generiche e guardinghe, sullo stile del presidente del Consiglio. Fra queste due posizioni vi è naturalmente uno stretto rapporto. Il presidente della Conferenza episcopale non sarebbe intervenuto sulla moralità di Berlusconi se non fosse stato costretto a farlo dalla necessità di compensare, agli occhi dei fedeli, l’eccessiva familiarità degli scorsi anni con il governo di centro-destra.
Non mi piace che l’intervento della Chiesa sia stato invocato da forze politiche e da intellettuali che si professano laici e non perdono occasione, in altre circostanze, per auspicare una maggiore separazione fra lo Stato e la Chiesa.
Ma non mi piace neppure, infine, che alla Chiesa venga ingiunto di tacere perché lo scandalo dei preti pedofili non le darebbe il diritto di parlare. La Chiesa, piaccia o no, ha un’autorità morale che non può essere intaccata dagli errori dei suoi uomini; e i suoi provvedimenti, sia pure tardivi, dimostrano che è consapevole dell’esistenza del problema.