Maria Volpe, Corriere della Sera 30/9/2011, 30 settembre 2011
TENCO, TOTO’ E VERMICINO. I SEGRETI DELL’ARCHIVIO RAI
Abbiamo scoperto la memoria. Tutti noi, la televisione, la società. Da qualche tempo ci voltiamo indietro, per rassicurarci. E scopriamo vecchi vestiti, vintage (molto più chic), vecchie canzoni (più intense), vecchie automobili (più romantiche), vecchi programmi televisivi (più interessanti). Come per esempio il varietà «Studio Uno» (la gag di Mina e Totò, e quelle di Walter Chiari) o lo sceneggiato «Il segno del comando» con Carla Gravina: due tra le trasmissioni più richieste all’archivio Rai. Ma la memoria è una questione seria. Non è solo nostalgia. È conoscenza delle radici, del passato, della Storia. È il fondamento per costruire il futuro.
Da ieri a Torino, proprio dove sono nati cinema e televisione, è cominciato il Congresso Mondiale degli Archivi Televisivi. Oltre cento emittenti presenti, da tutto il mondo. Si confrontano — tra filosofia e tecnologia — per capire qual è il modo migliore per conservare i prodotti radio-televisivi. «Tutti i broadcaster internazionali hanno il problema degli archivi. Anche perché è un lavoro molto costoso».
Barbara Scaramucci, direttore Teche Rai, dal 1998 si sta dedicando, anima e corpo, a sistemare, rivedere, catalogare tutto quanto è andato in onda in Rai dal 1954 ad oggi. Un lavoro immenso. Un lavoro che ha significato e significa che lei e la sua squadra (più società esterne) devono scendere negli scantinati, nei magazzini, nei depositi, e aprire armadi, prendere vecchie cassette beta, se non addirittura vecchie pellicole, e visionarle tutte. Poi finalmente archiviarle. «Le 90 persone della mia direzione — racconta Scaramucci — lavorano con la passione dello "scavo", come fossero archeologi, per restituire alla collettività qualcosa di prezioso».
Nonostante l’infaticabile lavoro, c’è qualche buco. Qualche sparizione. Una è diventata un’ossessione per la Scaramucci. «Ho disperatamente cercato, rivolgendomi perfino all’autorità giudiziaria, l’esibizione di Tenco, mentre canta "Ciao amore ciao", al Festival di Sanremo, la notte in cui si ammazzò. Quei 4 minuti sono spariti. C’è tutto di quella sera tranne quel pezzetto. Sono andata nei sotterranei di Genova, pensando che poteva essere in quella sede Rai, ho chiesto aiuto al procuratore di Imperia e di Sanremo che sono stati gentilissimi e hanno fatto di tutto per ritrovare quel filmato. Niente: quella registrazione non c’è più».
Come è immaginabile ci sono programmi purtroppo che la Rai non ha conservato. Per banali motivi di spazio, molti «nastri», specie negli anni 60, sono stati buttati. È stato proprio ritrovato un ordine di servizio di quell’epoca che invita a cancellare puntate e puntate. Ma alle volte ci sono stati ritrovamenti di fortuna. È il caso di «Giovanna la nonna del corsaro nero» del ’61, uno sceneggiato musicale per ragazzi, amatissimo. Anche lì, nessuna registrazione. Disperata la Scaramucci telefona allora ad Anna Campori, la protagonista, (oggi 94enne) per avere informazioni. Lei non sa nulla. Ma è così gentile che porta alla Rai un super 8, girato da alcuni suoi amici. Quel filmato è stato restaurato e messo in archivio.
Tra ricerche, sparizioni e ritrovamenti non manca l’anedottica. C’è uno sceneggiato, del ’62, «I Giacobini», andato tutto perso. Misteriosamente. Nei corridoi di viale Mazzini si narra che quello sceneggiato fu allora molto apprezzato dal Pci. Di più: fu la prima volta che il Partito comunista guardò con favore a un prodotto televisivo. Fatto sta, che dopo quelle buone critiche, quei nastri sparirono per sempre. Chissà, magari davvero qualche democristiano doc, accecato dalla rabbia, pensò bene di distruggere il corpo del reato.
E la televisione negli anni ha raccontato e conservato tragedie indimenticabili. Come il dramma di Vermicino, inzio della crudele tv-verità. Per molto tempo quelle registrazioni sono state ritrasmesse, poi la famiglia Rampi si è rivolta all’autorità giudiziaria e ha ottenuto il «diritto all’oblio» di alcune parti di quella diretta, specie nei momenti in cui si sente la voce del bimbo che chiede aiuto. Quelle immagini non potranno più essere riviste. Come peraltro ci sono stati due interventi della magistratura sulla celeberrima trasmissione «Processo per stupro»: anche qui ci sono state due sentenze di «diritto all’oblio», e dunque alcune parti di quelle registrazioni sono state oscurate o coperte.
E il rapporto tra autorità giudiziaria e archivio Rai è spesso, come immaginabile, fruttuoso e stretto. Di recente numerosi avvocati hanno chiesto di visionare trasmissioni di vario genere. Motivo? Le telecamere, spesso nei programmi di attualità, riprendono gente per strada o in luoghi pubblici. E se tra la folla, una moglie, mentre a casa guarda la tv, riconosce il marito che passeggia felice con l’amante, può portare come prova del tradimento la registrazione del programma galeotto. Fra i tanti intendimenti del grande archivio Rai, forse non c’era quello delle cause di separazione. Ma tutto ormai, si conserva. Anche i tradimenti.