Paolo Conti, Corriere della Sera 30/9/2011, 30 settembre 2011
IL CALO D’ASCOLTI E IL DIRETTORE. PERSI DAL 2009 PIU’ DI 5 PUNTI
Nessuno lo dichiara apertamente, a Viale Mazzini. Ma da settimane, ai piani alti dell’azienda, si aspetta il possibile esito dell’inchiesta della magistratura sulle note spese del direttore del Tg1, Augusto Minzolini. Se si dovesse arrivare a un rinvio a giudizio, la questione della sua permanenza al timone del tg ammiraglio della Rai sarebbe al primo punto di qualsiasi ordine del giorno del Consiglio di amministrazione.
Il Tg1 è in piena crisi. E non solo per le due vicende giudiziarie che coinvolgono Minzolini, ovvero la questione dei rimborsi (il direttore ha già restituito gran parte della cifra contestata all’azienda ma l’inchiesta è andata avanti) e il mancato reintegro di Tiziana Ferrario alla conduzione del Tg1 (Minzolini si ritrova indagato per abuso d’ufficio e mancato adempimento di quanto stabilito dal tribunale). Il vero nodo sono gli ascolti. Ecco i dati, così come sono raccolti in un dossier che da poche ore è nelle cartelle del direttore generale Lorenza Lei, del presidente Paolo Garimberti e dei consiglieri di amministrazione. Prendiamo l’edizione delle 20. I primi dati sono del maggio 2009 (27.96% di share), poi mese dopo mese, e calo dopo calo, si arriva alla fine del settembre 2011, all’abisso del 22.51%, il dato in assoluto più basso da quel lontano maggio 2009, fatto salvo il giugno 2011, addirittura a 22.47%. L’ultima cifra eccellente risale all’agosto 2010, 29.32%. In quanto all’edizione delle 13.30, nel maggio 2009 si era a quota 27.28% mentre nel settembre 2011 si sopravvive al 21.89%. Sono slittamenti senza precedenti e che allarmano i vertici così come la Sipra. E che si appaiano a un’altra clamorosa crisi, quella di Raiuno. Ieri il presidente Paolo Garimberti, parlando a Torino al congresso della Federazione internazionale degli archivi televisivi, è parso molto allarmato: «Mercoledì sera la trasmissione di prima serata di Raiuno Me lo dicono tutti ha registrato l’11.9%, cifre da Raitre, Chi l’ha visto? ha avuto gli stessi ascolti. È l’ennesima dimostrazione di una situazione della quale bisogna preoccuparsi». Sempre nel dossier sul tavolo dei vertici, ecco i dati di Raiuno a fine settembre: il day time, ovvero l’intera giornata, precipita a un allarmante 16.88%, in assoluto il dato più basso da quel maggio 2009 quando si procedeva intorno al 20%, dato quasi costante fino alla crisi cominciata ad aprile 2011 (19.19%) e mai più risolta. In difficoltà anche il traino del Tg1, la fascia 19-20, che ora annaspa a 20.07%, pallida ombra dei tempi d’oro (media del 25% maggio 2009-aprile scorso). Un malessere parallelo che ferisce due sigle di riferimento del servizio pubblico, il Tg1 come notiziario nazionale e la Raiuno delle famiglie italiane.
Ma il nodo Minzolini sarà difficilissimo da sciogliere per i vertici Rai. Qualsiasi valutazione aziendale sulle cifre e sui dati dovrà fare i conti con la politica nazionale. Ieri tutto il Pdl (da Fabrizio Cicchitto a Sandro Bondi, da Maurizio Gasparri al ministro Maurizio Sacconi) si è schierato apertamente a favore del direttore del Tg1 e contro la «visita» della Guardia di Finanza nel suo ufficio, protestando per ciò che è stato descritto come un abuso dei giudici. E il direttore generale Lorenza Lei, che si basa su un Cda con una maggioranza di centrodestra, non potrà non tenerne conto.
Una sola cosa è certa. Vertici Rai e Minzolini dovranno escogitare un modo per uscire dal «caso Ferrario» che rischia di produrre un risvolto penale molto complicato. L’arrivo della Guarda di Finanza ieri a Saxa Rubra dimostra che siamo solo a metà di un capitolo sindacale, professionale e di gestione assai complesso.