La Stampa 30/9/2011, 30 settembre 2011
Improvvisamente il denaro sta defluendo dalle economie emergenti. Le banche centrali sono passate dal tentativo di indebolire le loro valute a quello di rafforzarle
Improvvisamente il denaro sta defluendo dalle economie emergenti. Le banche centrali sono passate dal tentativo di indebolire le loro valute a quello di rafforzarle. I problemi sembrano particolarmente gravi in Turchia e nella Corea del Sud. Ma anche il governo della Polonia e i proprietari di case dell’Ungheria non se la passano bene. La Turchia rischia di passare da un’economia surriscaldata a una in crisi. Il suo debito bancario esterno a breve termine era di 63 miliardi di dollari a luglio e il debito totale a breve termine valeva circa il 20 per cento del Pil. Il deficit della bilancia delle partite correnti, che secondo il Fmi potrebbe avvicinarsi al 10 per cento del Pil, presenta ora un’enorme difficoltà di finanziamento. La Turchia rischia un rapido deprezzamento della lira, problemi di finanziamento, un balzo dell’inflazione e a rapido rallentamento economico. Anche le banche della Corea del Sud potrebbero dover affrontare problemi di finanziamento. In agosto le banche hanno rinnovato una quota record del 157 per cento del loro debito esterno a breve e hanno aumentato il loro debito - già a un massimo di 130 miliardi di dollari alla fine di 2˚ trimestre. Il 9 per cento di calo del valore in dollari dello won a settembre renderà questi debiti esterni ancora più onerosi. In Polonia il calo dello zloty crea preoccupazioni per le finanze pubbliche. Circa il 27 per cento del debito pubblico è esterno e uno zloty più debole rischia di far salire il debito complessivo oltre il 55 per cento del livello del Pil. Un severo budget punta a tagliare il disavanzo dal 5,6 per cento al 2,9 per cento nel 2012 e a mantenere il debito al 53 percent. Ma ciò presume una crescita del 4 per cento nonostante l’austerità. Il problema del debito dell’Ungheria riguarda invece i proprietari di case: due terzi delle ipoteche sono denominate in franchi svizzeri. Due coraggiosi interventi di questo mese hanno attenuato la sofferenza ma il sollievo potrebbe essere temporaneo. È inquietante che dopo anni di sforzi, l’Ungheria rimanga presa in una trappola valutaria. Altre economie emergenti stanno appena cominciando a vedere il pericolo.