Alberto Mattioli, La Stampa 30/9/2011, 30 settembre 2011
L’AGRICOLTURA VA SUL SATELLITE
Una volta dai campi si scrutava ansiosamente il cielo. Adesso è il cielo che scruta i campi, e senza particolari stati d’animo perché è un satellite a farlo. Benvenuti nel futuro hi-tech dell’agricoltura. Ultima trovata: il satellite fotografa i raccolti dei contadini che hanno fatto l’abbonamento e invia le immagini al computer dell’agronomo, che a sua volta produce delle mappe colorate a seconda di quel che c’è da fare, più concime qui, meno erbacce là. E le mappe vengono poi spedite direttamente al trattore del contadino, naturalmente equipaggiato di Gps.
Non è fantagricoltura. Anzi, il sistema Farmstar della società Astrium festeggia quest’anno i dieci anni di attività. Ma adesso in Francia i contadini che se ne avvalgono sono arrivati a quota 10 mila: l’abbonamento al Grande fratello del concime costa dieci euro per ettaro all’anno. Il funzionamento è semplicissimo. Il satellite vola sulla terra a 800 chilometri d’altezza e, tre volte all’anno, immortala i campi. È in grado di fotografare 300 mila ettari in nove secondi: «Per fare lo stesso con un aereo - spiega Henri Douche di Astrium al «Parisien» - ci vorrebbe tutta l’aviazione americana».
Le foto sono precisissime e, dopo l’elaborazione al computer, svelano ogni dettaglio dei campi: quante piante ci sono al metro quadrato, il livello di crescita, lo stato della clorofilla e via coltivando. Al contadino non resta che intervenire se ce n’è bisogno, ma sono interventi ultramirati che permettono di risparmiare tempo, fatica e soprattutto soldi. Secondo Farmstar, in questi dieci anni sono state economizzate 100 mila tonnellate di concime, l’equivalente di 7.500 Tir carichi di azoto, con notevoli benefici sia per l’ambiente sia per le tasche dei coltivatori.
Senza contare il beneficio d’immagine. I «paysans» sono una delle categorie più coccolate dallo Stato francese, protagonista di epiche battaglie in sede comunitaria per difende la patria agricoltura (e del resto i politici locali ne parlano in continuazione, molto di più di quanto facciano quelli italiani). Sarà un riflesso condizionato dalla vecchia Francia rurale, sempre preoccupata del pane quotidiano, circondato di un rispetto religioso, oppure dalla nuova Francia biochic, che impazzisce per il pomodoro doc e la baguette fatta con il grano integrale, però l’agricoltura resta al centro dell’attenzione. Pane, vino, formaggi e carni sono una magnifica ossessione nazionale.
L’annuale «Salon de l’agricolture» è un evento colossale, che finisce sulla prima pagina dei giornali e accoglie decine di migliaia di visitatori, compresi tutti i politici, dal Presidente della Repubblica in giù, che fanno a gara per farsi fotografare accanto alla vacca campionessa di produzione di latte o al maiale recordpig di peso.
Però nell’immaginario collettivo «Jacques bonhomme» resta ingiustamente un tizio un po’ rozzo con la camicia a scacchi, le guance rubizze e gli stivali sporchi di fango. E invece adesso diventa una specie di tecnico iperspecializzato in rapporto diretto con il satellite e in ogni caso computer-dipendente come ogni cittadino.
Del resto, le sorti dell’agricoltura sembrano davvero magnifiche e progressive. Il Gps è arrivato sui trattori molto prima che sulle automobili e si pensa già a quelli autoguidati. L’Istituto nazionale sulla ricerca agronomica studia nuove futuribili gadget, dalla telecamera montata sullo spruzzatore che «riconosce» l’erbaccia e fa partire il getto per distruggerla alla microstazione meteo piazzata in mezzo ai campi e collegata con lo schermo dell’agricoltore. Per gestire al meglio l’irrigazione si useranno, anche qui, le foto dei satelliti o addirittura quelle dei droni, che passano così dalla guerra alla pace, insomma dall’Afghanistan alla Champagne. Giusto per dare un nuovo significato alla vecchia invocazione contadina: il raccolto? Che il cielo ce lo mandi buono.
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«CON I SENSORI E IL WIRELESS PREVENIAMO LE MALATTIE DELL’UVA» -
Sullo smartphone di Augusto Cappellano arriva una mail: «Attenzione, c’è un pericolo di oidio nella parte bassa del tuo vigneto. Si consiglia un trattamento con lo zolfo».
Cappellano verifica e provvede, riducendo al minimo il suo trattamento tra i filari di Nebbiolo, sulle colline di Serralunga d’Alba. Mail? Smartphone? Chissà cosa avrebbe detto papà Baldo, grande «barolista chinato» ma con la schiena sempre diritta per difendere il vino vero.
«Ne sono certo, sarebbe stato felicissimo - assicura Augusto, laurea in ingegneria chimica, ma stesso sguardo visionario del padre -. Perché non è affatto vero che la tradizione e la coltivazione biologica fanno a pugni con l’innovazione». È con questo spirito che due anni fa Cappellano ha aderito a una sperimentazione finanziata dalla Regione Piemonte, con la Scuola Enologica di Alba a far da capofila e vari partner tra cui le Università di Torino e Cattolica di Piacenza, l’associazione Viniveri e la società Csp.
In alcuni suoi vigneti e in quelli didattici della scuola sono così stati installati una serie di sensori in grado di raccogliere informazioni su temperatura dell’aria, umidità della foglia e agenti atmosferici. «Si tratta di una stazione di rilevamento alimentata con un pannello solare», spiega Cappellano. Grazie a un impianto wireless e a Internet, i sensori trasmettono i dati a un cervellone che li elabora e li rilancia in pochi secondi, inviando report con tutte le informazioni utili sullo stato di salute dei filari».
Dopo due anni di prove, il progetto sta iniziando a dare i primi risultati. «Con questo sistema riusciremo a intercettare le malattie delle piante prima che possano creare danni, e soprattutto utilizzeremo le contromisure solo quando strettamente necessario, evitando di imbottire il terreno di rame e zolfo».
Ma l’informatica non avanza solo nei vigneti di Langa. Sensori di ribaltamento sui trattori, collegati con il gps per conoscere l’ubicazione del mezzo e intervenire subito in caso di incidente, aerei di ricognizione senza pilota in volo sui campi con sensori multispettrali in grado di analizzare colture e delineare confini, comunicazione dati istantanea, agrometeorologia applicata, sono solo alcuni degli ambiti di sviluppo più recenti.
«L’uso di questi sistemi di rilevazione ed analisi si sta diffondendo un po’ ovunque - conferma Paola Molinari, responsabile del settore cartografico di Agriconsulting, società collegata a Confagricoltura -. Tuttavia, l’Italia ha due limiti: la conformazione complessa del terreno e la parcellizzazione delle proprietà. Se negli Usa un’azienda in media possiede 80 ettari di terreno e in Francia 50, in Italia la media è di 8 ettari e ciò rende dispendioso l’uso di certi strumenti. Per questo sono soprattutto le università e i consorzi a portare avanti i progetti».
Tra i vigneti, pare che ci sia anche un sensore in grado di rilevare il grado di maturazione dell’uva. «Ma io - dice Cappellano - preferisco ancora camminare tra i filari e assaggiare i grappoli, fidandomi solo del mio palato».