Giovanna Trinchella, La Stampa 30/9/2011, 30 settembre 2011
QUOTE LATTE, CONDANNATI I RIBELLI
Rubare alla ricca Europa per dare ai poveri allevatori schiacciati da quella norma del 1988 che prevede un tetto fisso di produzione per ogni stato della Ue. Era questa la filosofia dei pasionari del latte, ma gli sforamenti di quelle quote e il mancato prelievo da parte delle cooperative che dovevano «multare» chi produceva in eccesso trattenendo i compensi illegittimi, dai giudici milanesi sono stati bollati come peculato e truffa aggravata. Soldi dei contribuenti europei che i due imputati principali, Alessio Crippa e Gianluca Paganelli, hanno restituito ai produttori per una presa di posizione «politica». E così in un’aula che ribolliva di tensione e attesa (ma senza la presenza di esponenti della Lega Nord, forza che ha sempre appoggiato le iniziative dei ribelli), ieri i magistrati della quarta sezione penale, presieduti da Elisabetta Canevini, ne hanno condannati sedici e assolti quattro.
Cinque imputati sono stati condannati a un anno e 300 euro di multa, otto allevatori sconteranno un anno e mezzo e pagheranno 500 euro di multa, mentre a Paganelli e Crippa, rappresentanti legali delle cooperative incriminate, sono stati inflitti rispettivamente due anni e mezzo e 880 euro di multa, e cinque anni e mezzo. Pene più lievi di quelle richieste dal pubblico ministero Maurizio Ascione, già pubblica accusa nel processo torinese delle quote latte, perché i giudici hanno riconosciuto i reati a partire dal 2008 e non dal 2003 al 2009 come invocava l’accusa.
Il solo Crippa è stato condannato anche per peculato, reato da cui è stato assolto invece Paganelli. A entrambi sono stati confiscati i beni sequestrati all’epoca dell’inchiesta che li vede finire agli arresti domiciliari su ordine del giudice per le indagini preliminari Enrico Manzi. I giudici hanno concesso la sospensione condizionale della pena e la non menzione per gli imputati minori, ma hanno disposto l’incapacità di trattare con la pubblica amministrazione per la durata della pena.
Gli imputati sono stati condannati al risarcimento delle parti civili, le varie Federazioni di Coldiretti, Confagricoltura, due cooperative che si erano costituite contro i «colleghi» e all’Agea, l’agenzia governativa per le erogazioni in agricoltura. A quest’ultima è stata riconosciuta una provvisionale, ovvero un risarcimento immediato, di 30 milioni e l’80 percento dovrà esserepagatodaCrippa.
«E’ passato il principio – sostiene il pm Maurizio Ascione – che sono stati utilizzati soldi pubblicie non possiamo dimenticare che in questa storia sullo sfondo c’è sempre la possibile infrazione da parte dell’Ue»; soddisfazione anche per l’avvocato di parte civile Coldiretti Lombardia Giammarco Brenelli: «Ha vinto lo Stato in primo luogo, una sparuta minoranza di agricoltori ha ritenuto di evadere con artifizi una normativa europea applicata a tutti gli altri agricoltori italiani».
L’avvocato di Crippa, Luca D’Auria, preannuncia appello al verdetto: «Noi eravamo convinti dell’insussistenza giuridica dell’accusa, avevamo chiesto di riaprire l’istruttoria per far acquisire un atto della commissione d’inchiesta sul fenomeno che ha stabilito che le quote non erano state sforate». Eppure poco più di un anno fa l’Italia era stata costretta a pagare, per un ventennio di«sforamenti»,3,578miliardidieuro, poco meno del 10% della manovra finanziaria anti crisi varata dal governo nelle settimane scorse.
«Questa è una sentenza politica – dice Paolo Brigatti, imputato condannato e portavoce degli allevatori -. Sono i sindacati che hanno causato questo disastro gli allevatori non centrano niente. Io ho fiducia nelle istituzioni, ma se io sono un truffatore, loro sono i ricettatori».
Il processo sulla truffa delle quote latte che invece si è celebrato a Torino ha riconosciuto in sede di appello il reato di associazione per delinquere ed è costato all’ex euro parlamentare leghista Giovanni Robusti la condanna a quattro anni e mezzo di reclusione.