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 2011  settembre 30 Venerdì calendario

L’IMPRENDITORE DE SANTIS: «VI SPIEGO I MIEI RAPPORTI CON D’ALEMA E TARANTINI»

Il suo nome viene sussurrato come se fosse un indagato. Anzi una clava per abbattere il sistema di potere dalemiano e il suo capo, Massimo D’Alema appunto. Sono due anni che il nome di Roberto De Santis spunta fuori quando si parla di Gianpi Tarantini, di escort, di malasanità e affari in Puglia scoperchiati dalle inchieste giudiziarie. «Non ho nulla da temere, sono pulito, mi possono rivoltare come un calzino. Sono uno dei maggiori contribuenti di Maglie, non ho mai fatto un pagamento in contanti, non ho mai versato contanti. Controllassero i miei conti correnti, le mie attività nel campo immobiliare e dell’energia. Non ho scheletri negli armadi».

Può capitare di incontrare Roberto De Santis seduto a un tavolino in centro di Roma, e quella che era una conversazione tra amici si trasforma nello sfogo di un imprenditore. C’è anche molto di personale, quasi un bisogno di raccontare la propria storia per far capire perché si ritrova coinvolto nella ragnatela di Tarantini. «La mia colpa - dice - è quella di essere amico di Massimo D’Alema. Anzi qualcosa di più di un semplice amico. Massimo per me è un fratello maggiore. Ci conosciamo da una vita, da 35 anni, da quando iniziò a frequentare la Puglia, dove era stato inviato dal partito». Una amicizia che ancora ieri sera da Lilli Gruber, La7, rivendicava il presidente del Copasir, anche se su Tarantini e De Santis, D’Alema ha detto tranchant: «E’ incomprensibile questa relazione...».

Il partito comunista. Racconta Roberto De Santis: «Avevo 13 anni quando morì mio padre. Famiglia di artigiani, entrai nella Lega delle cooperative. Nel mio comune, Martano, sono stato anche assessore. Pci, 1989. Tessera nel portafoglio ma finiti il Pci, il Pds, i Ds, ho chiuso con la militanza. Mi sento e sono un uomo di sinistra, un riformista. Un imprenditore che è amico di Massimo D’Alema. Con lui non ho mai discusso delle mie attività. Non mi ha mai e in nessun modo favorito anzi, semmai, il fatto che siamo amici ha creato qualche problema... non solo a lui».

Dai giornali De Santis ha appreso delle conversazioni intercettate tra lui e Gianpi. E prova a spiegare: «Con la morte del padre, Tarantini si è ritrovato sulle spalle una azienda affermata. Giovanissimo ha provato a portare avanti il lavoro del padre. E mi ha fatto simpatia. Siamo diventati amici e per quel che potevo cercavo di dargli dei consigli peraltro non sempre accettati. Lui che aveva consolidati rapporti con il centrodestra, attraverso me ha conosciuto vari esponenti del centrosinistra».

E arriviamo a Gianpi che conosce Silvio Berlusconi. «Ricordo un giorno, deve essere stato alla fine di agosto del 2008, Stavo in barca a vela, Bocche di Bonifacio, mi chiama Tarantini: "Roberto vieni qui, sono a Porto Cervo". Porto Cervo? Non ci penso proprio. "E allora vengo io". Ed effettivamente arriva con moglie, cognata e cognato, a bordo di un motoscafo. Sembra un bambino felice, pazzo di gioia: "Ho conosciuto Berlusconi, siamo diventati amici. Dai, vieni che te lo presento". Sono perplesso. Squilla il cellulare. Mette in viva voce. Era Silvio Berlusconi. Dico a Gianpi: "Mettiamo le cose in chiaro. Non voglio sapere nulla dei tuoi rapporti con lui. Lui sa chi sono io, conosce le mie amicizie. Non voglio averci a che fare". Fine della storia».

Un anno dopo. Esplode il caso Tarantini, escort, Palazzo Grazioli, malasanità. «Sento un groppone sullo stomaco. Ne parlo con un mio amico, Alberto Maritati, ex magistrato, avvocato, parlamentare Pd. Gli chiedo se c’era di che preoccuparsi. Mi richiama, ma solo per dirmi che a suo avviso potevo stare tranquillo. Ma io tranquillo non stavo. Temevo che Tarantini si fosse messo nei guai».

Gianpi aveva corso troppo in fretta. «Era completamente fuori di sé. Progettava l’impossibile, lui che alla fine non poteva certo competere con il mondo imprenditoriale. "Che dobbiamo fare? Come mi può aiutare il presidente?". E intanto vedevo che si era trasferito al De Russie, dove ogni giorno c’era la fila per potergli parlare. Non solo starlette ma anche una corte dei miracoli abbagliata dal miraggio di entrare in rapporto con l’allora Re Mida, Silvio Berlusconi, attraverso Gianpi. E questo mi preoccupava».

E’ l’imprenditore De Santis che presenta l’imprenditore Enrico Intini a Gianpi Tarantini. «Con il senno di poi, certo sarei stato più attento. Ma alla fine che ho fatto? Un amico mi ha chiesto di aiutarlo, di metterlo in contatto con esponenti istituzionali o imprenditori. "Che cosa gli propongo a Intini?". "Affari in comune?". E io a dirgli: "Gianpi tu non hai nulla alle spalle, fatti fare un contratto di consulenza...". E così è stato».

Nelle intercettazioni, De Santis appare come un compagno di merendine di Gianpi. Uno che prova a fare affari con Tarantini. Lui oggi non nega questo, non rinnega quella amicizia che per D’Alema è «incomprensibile». «Vuole sapere del giro di escort per il presidente? Gianpi nega che Berlusconi ufficialmente lo sapesse. "Roberto, il presidente con me si diverte". Mi chiama e mi dice: "Gianpi non voglio frequentare solo quelle del mondo dello spettacolo, invita ragazze normali, ruspanti". E invece viene fuori una realtà di cui sono il primo a essere sorpreso. Penso solo ai tentativi di coinvolgermi in cose che non mi appartengono, facendo soffrire le uniche persone a cui tengo di più: mia moglie e i miei figli».