Stefano Lepri, La Stampa 30/9/2011, 30 settembre 2011
COSI’ IL GOVERNO HA DRIBBLATO GLI ORDINI DELLA BCE
Cosa è stato fatto e cosa no
Le misure adottate
Miglioramento del deficit dal 2011 e pareggio dal 2013, oltre all’anticipo di un anno delle misure varate a luglio 2011 e al pareggio in Costituzione. Previsto anche l’anticipo dell’innalzamento della pensione per le donne nel settore privato. Sulle province è stato avviato un ddl costituzionale. è arrivata, con l’articolo 8, la revisione delle regole sui licenziamenti. All’articolo 4 si parla anche della privatizzazione delle utility locali (acqua esclusa).
Le misure da adottare
Inizialmente previste nel pacchetto estivo, sono state rinviate la piena liberalizzazione delle professioni e dei servizi pubblici. Per quanto riguarda le professioni è rimasta solo un’indicazione generica: «saranno riordinate entro 12 mesi», mentre resta chiuso il numero delle farmacie e sono del tutto esclusi i taxi. Anche sulle province restano dubbi: il ddl in Parlamento ha bisogno della maggioranza dei due terzi, piuttosto difficile da ottenere.
Se questo fosse davvero un «commissariamento» dell’Italia, le proposte di Jean-Claude Trichet e Mario Draghi a nome della Banca centrale europea sarebbero state adottate tutte. A distanza di 8 settimane, invece, il governo italiano ha preso solo una parte delle misure che la lettera del 5 agosto, ora rivelata dal Corriere della Sera , chiedeva di adottare subito per decreto legge. Di alcune, come il taglia-spese automatico in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi di bilancio, non si è parlato affatto. Di altre, quelle per la crescita, esistono a tutt’oggi le intenzioni; il provvedimento che il governo sta discutendo solo adesso pare alle parti sociali, sia imprese sia sindacati dei lavoratori, scarsamente incisivo. Per rilanciare lo sviluppo la Bce chiedeva riforme di grande respiro: accrescere la concorrenza nei mercati soprattutto dei servizi, ridisegnare le normative amministrative e fiscali per favorire la competitività.
Punto 1 (a) Si chiede la «piena» liberalizzazione dei servizi pubblici locali e delle libere professioni. In linea di principio il decreto di Ferragosto le prevede. In pratica per i servizi pubblici locali la liberalizzazione non sarà obbligatoria al di sotto dei 900.000 euro annui di valore economico. La riforma delle professioni liberali dovrebbe essere attuata entro 12 mesi ma per ora restano all’esame parlamentare disegni di legge, come quello sulla professione forense, che all’opposto irrigidiscono ancora le regole. Dalle liberalizzazioni saranno comunque esclusi taxi e farmacie. La Commissione europea ha già chiesto di fare di più.
Punto 1 (b) Si suggerisce una riforma della contrattazione tra le parti sociali lasciando più spazio alla contrattazione aziendale, notando che l’accordo del 28 giugno «si muove in questa direzione». Confindustria e sindacati, Cgil compresa, hanno firmato definitivamente il patto il 21 settembre.
Punto 1 (c) Si consiglia di «rivedere profondamente le norme sulle assunzioni e sui licenziamenti» ma «in congiunzione» con un nuovo «sistema di assicurazione alla disoccupazione». Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi aveva sostenuto di aver dato seguito con le norme inserite nell’articolo 8 del decreto legge. Si tratta invece di tutt’altro. La Bce suggerisce un sistema di «flexicurity» alla danese, dove è più facile licenziare ma tutti i licenziati, fissi o precari che siano, percepiscono una sostanziosa indennità; parla di modificare non solo le norme sui licenziamenti, ma anche quelle sulle assunzioni, investendo la questione del precariato.
Punto 2 (a) C’è un invito energico a «adottare azioni immediate e coraggiose» per risanare le finanze pubbliche. Molto è stato fatto, con la manovra di Ferragosto, che anticipa al 2013 l’obiettivo del pareggio di bilancio. Ma il testo della lettera rivela che la Bce aveva chiesto assai di più: ridurre il deficit all’1% del Pil nel 2012, mentre il governo si prefigge l’1,6% (differenza, quasi 10 miliardi di euro). Inoltre sia il Fondo monetario sia molti centri di ricerca dubitano che le misure decise per il 2013 siano sufficienti a raggiungere il pareggio (possibili divari tra i 10 e i 17 miliardi).
C’è poi la richiesta di «intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico». La Bce riteneva possibili risparmi «già nel 2012» in questo campo: nella manovra, a causa del no della Lega Nord, non ce ne sono. L’unica misura strutturale di riassetto della previdenza, l’anticipo del percorso per elevare a 65 anni l’età di pensionamento delle donne nel settore privato, comincerà a dare gettito dal 2015.
Trichet e Draghi consigliavano anche di rendere più efficace la stretta alle nuove assunzioni nel pubblico impiego e «se necessario» ridurre gli stipendi dei pubblici dipendenti. Qui nulla è stato fatto.
Punto 2 (b) Era una delle condizioni più severe: «clausola automatica di riduzione del deficit che stabilisca tagli alle spese discrezionali in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi». Non ce n’è traccia.