Varie, 29 settembre 2011
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Mezzadri Matteo
• Modena 8 luglio 1987. Laureando in ingegneria, coordinatore del Pd di Vignola, componente della segreteria provinciale dei giovani democratici, nel 2009 fu costretto alle dimissioni dopo che, imbufalito per la vicenda del Lodo Alfano con annessi veleni istituzionali, aveva scritto sulla sua pagina di facebook: «Ma santo cielo: possibile che nessuno sia in grado di ficcare una pallottola in testa a Berlusconi?» • «I reggenti del Pd modenese, con le mani nei capelli per l’autogol regalato al centrodestra, non lo hanno cacciato dal partito solo perché [...] è stato molto veloce a togliersi di mezzo, facendo harakiri politico, via da ogni carica [...] curriculum biografico apparentemente rassicurante [...] forse scambiando la militanza per un war games o forse, più banalmente, pensando di essere spiritoso, ha scritto [...] una di quelle frasi che non solo affondano carriere politiche ben più navigate della sua, ma rischiano di ammorbare clima e coscienze. [...] Pochi minuti e, sulla schermata di Facebook, compare un commento scandalizzato. È quello di Bruno Rinaldi, consi gliere provinciale del Pdl, quindi rivale politico di Mezzadri, ma pure suo amico. “Matteo, che scrivi? — chiede incredulo Rinaldi —: le pallottole non si tirano a nessuno! Queste cose non rendono giustizia alla tua intelligenza”. La risposta di Mezzadri? Nulla. Il silenzio. E allora Rinaldi, amico sì, ma non in politica, solleva pubblicamente il caso, spalleggiato dal consigliere regionale del Pdl, il penalista Enrico Aimi: “Mezzadri, aspirante Che Guevara, si vergogni e si dimetta! — tuonano i due berlusconiani —. Così si rischia davvero di trovare un volontario pronto a conficcare una pallottola in testa al premier”. Ai capi del Pd modenese basta un attimo per capire che il loro dirigente è indifendibile. Il segretario provinciale Stefano Bonaccini, candidato alla leadership regionale in quota Bersani, licenzia su due piedi il ragazzo: “L’età e l’inesperienza non giustificano una cosa di tale gravità. Se non si fosse di messo, avremmo provveduto noi a sospenderlo. La nostra solidarietà ai dirigenti del Pdl: ogni forma di violenza, anche verbale, è inaccettabile”. Resta Mezzadri. Stravolto, quasi piangente, finalmente consapevole del pasticcio compiuto. “Chiedo scusa a tutti, amici e meno amici, a partire da Berlusconi” dice al telefono con l’Ansa. È pentito, confuso: “Certe cose non si devono nemmeno pensare, soprattutto da chi riveste un ruolo pubblico, di riferimento per i giovani” [...] Quindi riaccende il computer, torna su Facebook e fa pubblica ammenda: “L’ho fatta fuori dal water, come si dice in gergo...”» (Francesco Alberti, “Corriere della Sera” 15/10/2009) • Vedi anche Giovanni Cerruti, “La Stampa” 16/10/2009.