Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  settembre 29 Giovedì calendario

Mclaren Malcolm

• Stoke Newington (Gran Bretagna) 22 gennaio 1946, 8 aprile 2010. Impresario • «[...] il padre del punk inglese [...] era stato il cervello del fenomeno dei Sex Pistols, manager della band, agitatore artistico e provocatore nel mondo del business. Sposato con la stilista Vivenne Westwood, con la quale aveva aperto il negozio Sex a Londra, McLaren è stato manager dei New York Dolls. Ma è con la creazione dei Sex Pistols, il gruppo alfiere della rivoluzione punk, che McLaren mostra la sua genialità. Nel maggio del 1977 i Sex Pistols pubblicarono il primo singolo God Save the Queen, durante il giubileo della Regina Elisabetta. McLaren organizzò la presentazione del disco su una barca sul Tamigi, per far suonare la canzone ai Pistols davanti al Parlamento britannico. Intervenne la polizia, McLaren fu arrestato e i Pistols diventarono la band più famosa del mondo. In meno di un anno dall’uscita del primo album Never mind the bollocks, si sciolse. La strategia di costruzione del mito venne svelata da McLaren nel film La grande truffa del rock’n’roll, criticato dal gruppo perché poneva, a loro avviso, troppa enfasi sul manager» (Ernesto Assante, “la Repubblica” 9/4/2010) • «[...] Dietro le spille e gli slogan di una delle ultimi rivoluzioni della musica rock c’è stato lui [...] cresciuto dalla nonna, geniale uomo di pubbliche relazioni e ottimo venditore di se stesso, si era autoproclamato inventore del punk. E per gran parte è vero. La culla da cui tutto il movimento ha avuto origine è King’s Road, oggi una delle vie cool di Londra, negli anni Settanta uno dei centri alternativi. Qui McLaren aveva aperto il Let It Rock, negozio di dischi e abbigliamento per teddy boy e rockabilly. A dargli una mano come stilista era la sua compagna Vivienne Westwood (loro figlio, Joseph Corre è il cofondatore della linea di intimo Agent Provocateur). Il negozio aveva poi cambiato nome prima in Too Fast To Live, Too Young To Die e nel 1974 in SEX, che sarà il luogo simbolo della rivoluzione punk. Sugli scaffali si trovavano abiti con uno stile estremo, d’avanguardia, pelle e richiami fetish, borchie e strappi, che ha definito i codici estetici che di lì a poco verranno adottati dal movimento. Dopo essersi trasferito negli Stati Uniti per fare il manager dei New York Dolls, McLaren era tornato a Londra e aveva messo assieme, proprio usando il negozio come base operativa, i Sex Pistols. Che al grido di “no future” avevano conquistato le classifiche inglesi anticipando le tensioni sociali dell’era Thatcher. Fra le trovate anche quella di ribattezzare il cantante John Lydon con il nome d’arte Johnny Rotten (il marcio) o quella di lanciare “God Save the Queen”, canzone censurata per il testo che dava della fascista alla Regina in occasione proprio del suo compleanno del 1977, con un gita in barca davanti al Parlamento. Tentativo fallito, arresto per Malcom McLaren e altri dello staff e pubblicità gratuita. McLaren si è preso tutti i meriti del successo della band, durata pochi anni in perfetta linea con il messaggio punk, e ha cercato di tramandare la sua versione con il film, contestato dai musicisti rimasti alla morte di Sid Vicious, La grande truffa del Rock’n’’Roll. La carriera musicale di McLaren, liti legali con i Sex Pistols escluse, è proseguita con album solisti e altre produzioni, ma senza mai arrivare al successo avuto con loro e senza mai aver avuto la stessa influenza sulla cultura giovanile (e non solo) di allora» (Andrea Laffranchi, “Corriere della Sera” 9/4/2010).