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 2011  settembre 29 Giovedì calendario

ABBANDONARE ATENE CONVIENE A TUTTI - I

politici europei hanno davanti a loro due strade. La prima, ossia alimentare la crisi con l´ignoranza, il disaccordo politico, l´indulgenza e l´inazione, trascinando avanti la situazione per guadagnare tempo, equivale a mettere la testa sotto la sabbia. La seconda, lo scenario realistico, prevede che si prenda atto della realtà, che si affrontino ex ante i costi della ristrutturazione e si creino le condizioni per la prosperità futura. In vent´anni, la scelta dello scenario realistico genera per il Pil europeo un vantaggio del 22%.
L´approccio della Ue alla gestione della crisi presenta paralleli preoccupanti con la gestione della crisi da parte dell´autorità giapponesi nei primi anni Novanta: sperare per il meglio, mettere in essere dei salvataggi parziali, rinegoziare in eterno i prestiti. Il costo che il Giappone ha pagato per questa strategia - una crescita economica annua dello 0,67% negli ultimi vent´anni - è anche una previsione ragionevole per l´eurozona.
Nel caso dell´area euro, la ragione principale della crescita lenta corrispondente allo scenario dello struzzo è la continua incertezza sulla reale volontà politica di affrontare la crisi, oltre al problema della solidità delle banche commerciali europee. Alla fine, ciò porta a una riluttanza del settore privato a investire e aumenta il rischio che certi istituti finanziari si trasformino in banche zombie. Il risultato sarebbe un circolo vizioso tra contrazione della liquidità, del credito e della crescita.
L´alternativa è procedere alla ristrutturazione del debito greco e forse anche di quello portoghese. Secondo la nostra analisi, un default produrrebbe dei benefici sostanziali per l´economia europea nel suo complesso, incluse le economie dei Paesi che dichiarassero bancarotta. In questo scenario, si porrebbe fine all´incertezza creata dal continuo procrastinare delle decisioni e dal circolo vizioso tra mancanza di fiducia, crisi del settore bancario, aumento dei costi del credito e contrazione della liquidità. Nello scenario realistico, come previsione di crescita abbiamo considerato la crescita media dell´eurozona negli ultimi vent´anni, che è dell´1,67% l´anno, mentre in quello "dello struzzo" abbiamo stimato la crescita in uno 0,67%. Considerando un tasso di crescita vicino al 2%, al termine di vent´anni, nel primo caso, l´incremento del Pil dell´area euro sarebbe del 22%, ovvero 3.500 miliardi in più rispetto al Pil attuale, mentre nel secondo caso, trascinando avanti l´attuale situazione, in vent´anni l´incremento del Pil non supererebbe i 1.300 miliardi. Quali sarebbero i costi di un default? I costi immediati sarebbero consistenti, eppure ridotti se confrontati a un Pil complessivo dell´eurozona di oltre 9.000 miliardi. Una ristrutturazione del debito greco che avesse come obiettivo un rapporto debito Pil del 60% implicherebbe perdite per 210 miliardi. Nel caso del Portogallo, di 40 miliardi.
Un tale default esigerebbe la ricapitalizzazione di una serie di istituti finanziari. L´Fmi ha quantificato il fabbisogno in 300 miliardi circa. In realtà, si tratta di costi già sostenuti, che risultano compensati quando si prendono in considerazione i costi indiretti che risulterebbero dal protrarsi dell´incertezza. Con un Pil dell´eurozona di oltre 9.000 miliardi l´anno, l´approccio dell´inazione costa all´Europa 95 miliardi l´anno, un divario che non può essere colmato nel breve-medio termine.
*C. de Vries è professore presso l´Erasmus School of Economics. J. Danielsson insegna alla London School of Economics. Traduzione di Guiomar Parada