Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  settembre 29 Giovedì calendario

SECESSIONE O SUCCESSIONE

Bossi ha rispolverato lo slogan padano a Venezia, dove ha incoronato il figlio Renzo: forse pensa più a lui, cioè alla vita. Il dramma crepuscolare della Lega di Umberto Bossi è quasi tutto racchiuso in un cambio di vocale, il che è un bel contrappasso per un movimento che ha sempre odiato la lingua italiana: secessione o successione? Domenica 18 settembre a Venezia, per il tradizionale svuotamento dell’ampolla in Laguna, Umberto Bossi ha lanciato il suo abituale anatema: «Milioni di persone sono disposte a combattere per la libertà della Padania… Non possiamo illuderci di fare senza la secessione. Dobbiamo avere la forza per ottenere la nostra libertà». Quale sia la libertà invocata non è facile capire, tanto meno la secessione. Da chi, poi? Dal Regno delle Due Sicilie, da Roma ladrona? A volte la Lega invoca la Devolution, a volte il Federalismo, intanto si è piazzata a Roma e ci sta bene. Si è comportata esattamente come tutti gli altri partiti, persino in Rai. In termini di comunicazione, la differenza è solo esteriore: le camicie verdi (almeno fossero di un verde-salvia o di un verde-pavone o di un verde-mare!), il rito folklorico dell’ampolla dell’acqua del Po a Pian del Re di Crissolo, il dito alzato di Bossi contro chi non la pensa come lui. Un po’ poco per un partito che, furbescamente, si vuole di lotta e di governo. E poi c’è questa storia, raccontata da un interessante articolo di “Panorama”, che vede un cerchio magico proteggere il Senatur. E in effetti gli unici fischi che sono risuonati a Venezia sono arrivati, stando alle cronache, quando Rosy Mauro ha preso la parola. La vicepresidente del Senato è identificata, con i capigruppo Marco Reguzzoni e Federico Bricolo, più il fido Calderoli, come membro del «cerchio magico» che ha dichiarato guerra, in nome di Bossi, a tutti coloro che nel movimento non si allineano.
Secessione o successione? L’unica cosa certa è che, alle falde del Monviso, Bossi padre ha incoronato Bossi figlio, detto il Trota, consigliere regionale della Lombardia e responsabile della comunicazione della Lega: «Meno male che c’è mio figlio Renzo, è più cauto di me e pensa ai giovani. Io verrò qui tutti gli anni e – ha aggiunto il Senatur – dopo di me verrà mio figlio che ho portato qui con me. A 23 anni bisogna svegliarlo, portarlo in mezzo alla gente e fargli vedere la vita vera». A quanto pare, Bossi pensa più alla successione che alla secessione, cioè alla vita vera.