Antonio d’Orrico, Sette 29/9/2011, 29 settembre 2011
LA LETTERATURA?
È L’ELENCO DELLE COSE DELLA VITA -
Uno scrittore francese ha l’ossessione di fare liste di tutti i tipi. Ne è nato un libro strano, bellissimo, infinito
Questo libro meraviglioso non consumatelo di colpo, fatelo durare, degustatelo, apritelo quando siete di malumore e la vita vi appare arida, noiosa e senza senso. È un libro fatto di liste, di elenchi. La lista, scrive l’autore Charles Dantzig, è la forma più banale di letteratura, quella frequentata da tutti: da bambini facciamo la lista a Babbo Natale, da adulti le liste della spesa, quella di nozze, quella della lavanderia.
Le liste non le hanno inventate in televisione dove ne hanno fatto un uso smodato fino a farle diventare stucchevoli (pure la lista a Maroni hanno fatto fare). Già Alessandro Magno, cioè il grande Sandro Veronesi, immaginava in Caos calmo un romanzo composto di soli elenchi e forniva qualche bell’esempio. Dantzig scrive che l’inventore delle liste fu Li Shangyin, cinese del nono secolo (ma forse prima di lui ci furono la Bibbia e i cataloghi dell’Odissea). Li Shangyin scrisse una Lista di cose di cattivo gusto tipo: «Mettersi a ridere prima di parlare». Poi c’è la giapponese Sei Shonagon che stilò un elenco delle cose che fanno nascere un dolce ricordo del passato. Esempio: «Un giorno di pioggia in cui ci si annoia e si ritrovano le lettere di un uomo un tempo amato».
Charles Dantzig scrive liste di tutti i tipi, di ogni genere e grado. Tutte bellissime. C’è quella delle strade più belle del mondo: la strada a picco sul mare tra Nizza e Monaco, la strada costiera da Castellammare di Stabia a Vietri. C’è quella dei luoghi terribilmente dozzinali: il Caffè Florian a Venezia, il Caffè Greco a Roma. Nella lista dei posti tetri troviamo gli uffici postali dei paesini inglesi.
Ci sono negli elenchi di Dantzig dei cortocircuiti che fanno girare la testa: nella lista di Venezia si dice che «la Giudecca è l’Inghilterra di domenica». Un’altra osservazione folgorante di Dantzig riguarda i poliziotti italiani: «Hanno capelli cosparsi di gel, occhiali da sole, sei braccialetti, e si voltano a guardare le ragazze». Dantzig è un ammiratore pure delle donne italiane, che omaggia con queste parole: «Quando un’italiana è elegante, lo è davvero. (Quando un’inglese è elegante, è vestita a festa)». E, a proposito di femminilità, trova affascinante «la lentezza con cui le donne ripongono le loro cose nella borsetta alla cassa dei negozi».
C’è una lista sugli americani: «Agli americani piace troppo il marrone». Una sugli uomini più ridicolmente vestiti al mondo che comprende David Beckham, Silvio Berlusconi e Fidel Castro. I meglio vestiti, invece, sono «gli antiquari in genere. Tutti i toreri. Spirit di Will Eisner» (verissimo, Spirit è un personaggio di eleganza insuperabile). Perfida la lista di quelli che sono stati belli per una settimana, comprende William di Inghilterra («Si è equinizzato») e Jude Law («Dopo i trentacinque anni, l’inglese carino comincia spesso a somigliare a uno stalliere»). Ovviamente continuiamo la prossima volta.