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 2011  settembre 29 Giovedì calendario

SINDACATI IN GUERRA TRA LORO. BPM NEL CAOS

Banca d’Italia ha chiesto un aumento di capitale da 1,2 miliardi, ma forse non si andrà oltre gli 800 milioni. Banca d’Italia vuole una netta discontinuità nella gestione, ma le liste dei papabili per le prossime nomine esprimono i medesimi assetti di potere del passato. Banca d’Italia esige un rapido riequilibrio dei conti, ma non verranno rimborsati neppure gli onerosi Tremonti bond. Insomma, alla Banca Popolare di Milano nulla deve cambiare. Lo hanno deciso i sindacati interni, che da sempre, grazie al sistema di voto capitario, fanno il bello e il cattivo tempo attraverso l’associazione “Amici della Bipiemme”.
ADESSO però, il nuovo statuto faticosamente partorito due giorni fa dal board della banca milanese dovrà passare al vaglio della Banca d’Italia e niente autorizza a pensare che l’esame verrà passato con facilità. Anche perchè alcuni documenti interni di Bpm pubblicati ieri da Repubblica hanno alzato il velo sui meccanismi di lottizzazione della banca. Di fatto nessuno può diventare dirigente senza il placet dei sindacati interni, come viene messo nero su bianco nel testo dell’accordo che risale al giugno 2010. E’ la conferma di quanto si sapeva da tempo. Alla Popolare di Milano comandano organi di potere occulti.
“No comment”, è la reazione ufficiale della banca. E sarebbe sorprendente il contrario, visto che i vertici dell’istituto sono stati designati dagli stessi sindacati firmatari dell’accordo segreto. Ma Bankitalia? Che dirà Bankitalia? Intanto una prima risposta è arrivata dai sindacati nazionali. Ha rotto gli indugi la Fabi, che ha la maggioranza delle tessere sindacali della Bpm. Con un inedito schiaffo, la prima sigla bancaria italiana ha disarmato di fatto i suoi delegati interni alla banca sconfessandone ogni atto futuro. Per il passato, invece, non sono escluse azioni legali. Gli avvocati del sindacato, infine, hanno già avuto mandato per valutare eventuali azioni di risarcimento danni “a tutela dell’immagine della Fabi”. Il primo a farne le spese potrebbe essere il coordinatore interno Daniele Ginese. Non si è mossa solo la Fabi. La Fiba-Cisl che ha accettato le dimissioni immediate dei suoi rappresentanti interni stigmatizzando “la peggiore cultura corporativa”. Più blanda la Uilca, seconda sigla in ordine di preferenze dei lavoratori del settore, che considera “indispensabile che venga al più presto superato qualsiasi tipo di lottizzazione e pratica equivoca”. La clamorosa sconfessione dei propri rappresentanti interni da parte delle sindacati nazionali complica ancora di più la partita per il controllo della banca. Gli Amici della Bipiemme hanno fatto asse con il finanziere Andrea Bonomi del fondo Investindustrial pronto a mettere almeno 100 milioni di denaro fresco e a lasciare mano libera, o quasi ai sindacalisti. I quali sono ben contenti di appoggiarlo per evitare l’intervento di Matteo Arpe, il banchiere (ex Capitalia) disposto a investire solo a patto che cambino le regole del gioco.
I SINDACATI nazionali ora però dichiarano di volersi attenere scrupolosamente alle indicazioni di Bankitalia, che nei prossimi giorni dovrà emettere il suo verdetto. Solo parole, per il momento. Mentre in banca è ormai caos totale, con amministratori come il vicepresidente Graziano Tarantini che accreditano l’ipotesi di un aumento di capitale senza investitori esterni. E così, mentre il presidente Massimo Ponzellini cerca di mediare sperando di salvare la poltrona, la possibilità che Bankitalia azzeri la situazione con il commissariamento pare tutt’altro che tramontata.