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 2011  settembre 29 Giovedì calendario

ALLIEVI ABBANDONATI E LOTTE DI POTERE BENVENUTI ALLA SCUOLA NAZIONALE DI DANZA

Una scarpetta da ballerina rotta, più simile a una povera ciabatta sfondata che al glorioso simbolo di un’arte che fa sognare. È l’immagine che meglio dello stivale rappresenta un pezzo dell’Italia di oggi. Perché quello che è successo negli ultimi anni all’ombra dell’Accademia nazionale di danza, prestigioso Istituto di Alta Cultura, contiene tutti gli ingredienti di una farsesca operetta italica: cariche imposte dall’alto; conflitti di interesse palesi; canoni di affitto di immobili pubblici a prezzi non di mercato; spese faraoniche per grandi opere a fronte di una scarsità cronica di risorse. Il malcontento di chi lavora e studia in Accademia è però ormai arrivato al colmo e da settimane esprime la sua protesta attraverso un blog anonimo, ht  tp://scarpetterotte.blog  spot.com/  . Un Assange nostrano ha caricato sul sito la versione integrale dell’impietosa relazione seguita all’ispezione inviata dal ministero della Ricerca, del Tesoro e dalla Prefettura, terminata nel marzo scorso. E proprio alla Gelmini le “scarpette rotte” hanno deciso di inviare una lettera, che il Fatto Quotidiano pubblica qui sotto in anteprima.
SOTTO ACCUSA c’è la direzione artistica di Margherita Parrilla, ex ballerina dell’Opera nominata per “chiara fama” nel lontano 1996 dall’allora ministro Luigi Berlinguer, scalzando il direttore scelto legittimamente dal collegio dei docenti. Una nomina dall’alto mal digerita da molti docenti, tanto che l’operato della Parrilla è stato più volte contestato, sia internamente, sia attraverso una pioggia di interpellanze, l’ultima delle quali riprende i punti salienti del documento del collegio ispettivo. Primo tra tutti quello che descrive i rapporti tra “l’Accademia vera e propria, che si occupa della didattica, e la Fondazione dell’Accademia, che gestisce il patrimonio e l’immagine esterna dell’Istituto”. Un rapporto che ha permesso il “reiterato e arbitrario discarico delle passività finanziarie dall’Accademia alla Fondazione, operato da un gruppo dirigente, i signori Parrilla e Borghi”. Bruno Borghi, anche lui di nomina politica, è stato presidente della Fondazione e dell’Accademia fino a quando, nel 2009, una modifica di statuto ha reso impossibile il doppio incarico (attualmente è presidente solo dell’Accademia). La Parrilla è stata, sempre fino a quella data, direttrice dell’Accademia e insieme vicepresidente della Fondazione.
I RISULTATI della doppia gestione sono sotto gli occhi di tutti. Anzitutto, quelli di chi, nel verde quartiere Aventino di Roma, entra in un edificio di architettura fascista al cui interno quasi tutto parla di degrado. Aule con pavimenti di linoleum e qualche orribile sbarra di legno scuro, senza specchi né tinteggiatura uniforme. Sala per l’allenamento acrobatico con il tetto sfondato. Stanze per le lezioni del liceo soffocanti e sporche. Ma gli esiti della gestione Parrilla sono anche quelli, meno visibili, che si leggono sulle carte. Non solo i beni immobili, terreni e appartamenti, della Fondazione, lungi dall’essere destinati all’ospitalità di artisti bisognosi o a biblioteche, secondo le intenzioni della fondatrice Jia Ruskaja, sono stati venduti a terzi o affittati alla stessa Parrilla come abitazione, con un canone fuori mercato. Ma soprattutto la Fondazione si ritrova indebitata con le banche a causa di scelte discutibili. Come le spese mastodontiche per spettacoli singoli, come i settecentomila euro per “Ballo Sport”, in occasione dei Mondiali di nuoto. Soldi anticipati dalla Fondazione presieduta da Borghi in base a un accordo con l’ingegnere Balducci e che, dopo l’arresto, è saltato, tanto che Borghi ha acceso un mutuo di 400.000 euro al Monte dei Paschi di Siena. Giusto appena aver lasciato la carica di presidente della Fondazione.
Le vicende che seguono sono a dir poco grottesche. Comincia una guerra psicologica e giudiziaria, a suon di cambi di serrature, tra la nuova presidentessa della Fondazione Larissa Anisimova, che Borghi riesce a destituire per un presunto conflitto di interessi, e quella che le subentra, Carmen Pignataro, poi costretta a lasciare quando i giudici danno ragione a Anisimova.
INTERVISTATA dal Fatto, la direttrice Parrilla incredibilmente non solo non cita mai il nome della Anisimova, ma la giudica persona pericolosa, responsabile, in appoggio col Prefetto, di aver messo su una sorta di Fondazione parallela di cui sarebbe illegittimamente presidente. Rispetto all’accusa di essere in carica da oltre 15 anni, risponde che non si tratta di “carica a vita perché tra due anni vado in pensione”. Sulla questione del doppio incarico, precisa “che non ha ricevuto soldi dalla Fondazione, come hanno fatto invece gli altri”. Circa i problemi degli studenti, dice “che lei non si può occupare dell’organizzazione dei corsi e della pulizia”. In merito al fatto che l’appartamento in cui vive era destinato ad altro uso, spiega “che prima era abitato da un mattonellaro, si figuri”. Sulle critiche relative ai debiti, dice “che lei non si occupa di conti, se Balducci è stato arrestato non è colpa nostra, comunque 400.000 euro di mutuo non sono tanti e lo spettacolo Ballo Sport era bellissimo”. E le cento pagine critiche dell’ispezione del ministero? Una persecuzione ad personam della Gelmini.
Il conflitto tra Accademia e Fondazione è conclamato. E mentre si ordiscono trame degne di un romanzo di cappa e spada, gli studenti, sempre meno numerosi, chiedono che ci sia almeno un kit di pronto soccorso e che le lezioni non si sovrappongano.