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 2011  settembre 29 Giovedì calendario

BUFERA SULLE NOMINE POPMILANO, BANKITALIA IN CAMPO

La spartizione delle nomine e delle promozioni alla Banca Popolare di Milano, gestite direttamente dai sindacati interni, provoca il caos sindacale, la "scomunica" da parte delle sigle nazionali dei referenti interni, e apre un nuovo fronte con la Banca d’Italia, che da poco ha avviato un’ispezione mirata proprio sulla governance. Ma i soci-dipendenti sembrano intenzionati a rispondere con l’arroccamento, almeno fino al termine della fase di transizione che l’istituto sta vivendo. Tanto che l’Associazione degli Amici di Bpm, il parlamentino dei soci dipendenti che raccoglie i sindacati interni alla banca, si prepara al cambiamento della governance e a dire la propria in assemblea anche con le nuove regole del gioco.

Si vedrà nei prossimi giorni quali conseguenze avrà la frattura ormai insanabile che ieri si è consumata tra le maggiori sigle nazionali (Fabi, Fiba-Cisl, Uilca, Fisac-Cgil) e i sindacati interni alla banca. A scatenare la dura reazione di ieri è stato il documento, pubblicato da La Repubblica, sull’accordo fra le sigle sindacali e l’Associazione Amici della Bpm per le carriere all’interno della banca. La segreteria nazionale della Fiba-Cisl ha sconfessato l’operato dei propri rappresentanti in Bpm e ha immediatamente accettato le dimissioni del segretario responsabile Franco Filettini e dell’intera segreteria e la Fiba «procederà, in tempi brucianti, al ricambio del gruppo dirigente». Linea dura anche all’interno della Fabi, sindacato maggioritario in Piazza Meda, che prende le distanze dall’Associazione Amici della Bpm e invita la banca «ad adeguarsi scrupolosamente alle indicazioni di Bankitalia». In occasione del comitato direttivo di mercoledì prossimo, poi, sarà proposto il commissariamento della rappresentanza interna alla Bpm con effetto immediato. Più interlocutoria la posizione della Uilca, che attraverso il segretario Massimo Masi sottolinea come sia «indispensabile che venga al più presto superato qualsiasi tipo di lottizzazione e pratica equivoca», cui fa eco Agostino Megale della Fisac-Cgil: «la partecipazione non deve mai produrre percorsi di carriera e agevolazioni per i sindacalisti». E ora bisognerà vedere se, dopo i sindacati, anche la direzione del personale della banca prenderà provvedimenti nei confronti dei firmatari dell’accordo finora "occulto".

Il commissariamento o le dimissioni dei rappresentanti sindacali interni alla Bpm potrebbe non avere però effetti diretti sull’esito della partita che si sta giocando. A presentare la lista di maggioranza in occasione dell’assemblea del 22 ottobre sarà l’Associazione degli amici di Bpm, i cui vertici non potranno essere azzerati. Né tantomeno sostituiti per quella data, considerato che le elezioni per il rinnovo dei vertici dell’associazione saranno indette i primi di ottobre ma non si terranno se non a novembre. Di fatto, quindi, saranno dei rappresentanti dei soci dipendenti in uscita coloro che compileranno la lista per l’elezione del primo consiglio di sorveglianza di Bpm il 22 ottobre. Solo a novembre, infatti, i sindacati avranno modo di ricontarsi e di dar vita a nuovi equilibri, ed eventualmente a nuovi vertici, in seno all’Associazione. Un dettaglio non da poco, che ha visto nelle ultime settimane i sindacati nazionali esprimersi a favore di Matteo Arpe mentre quelli interni hanno portato avanti trattative con Andrea Bonomi. Certo la variabile, non ponderabile, è l’eventuale sterilizzazione dei voti dei dipendenti soci da parte di Banca d’Italia. Intanto i dipendenti stanno correndo ai ripari per non diluirsi troppo con l’aumento di capitale, tanto che in rete è partito il passaparola che suggerisce di «contattare l’agenzia 050 della banca per domandare un credito in bianco (senza bisogno di presentare garanzie, ndr) con cui poi sottoscrivere l’aumento di capitale».