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 2011  settembre 29 Giovedì calendario

VITA DI CAVOUR - PUNTATA 201 - ARRESTARE GARIBALDI?

Garibaldi è partito per la Sicilia, ma Cavour ancora non lo sa...

Garibaldi partì la notte tra il 5 e il 6 maggio. Nei giorni precedenti s’erano alternate le notizie più contradditorie. Per esempio « Rada di Palermo, ore 11 di sera; 25 aprile; da Cagliari, 27 aprile, ore 10 ant. - arr. 1,35 p. A Palermo rivoluzione sedata, rigoroso stato d’assedio, molte truppe regie per la città. Messina tranquilla. Bande armate nell’interno poco considerevoli sembrano disperse ovunque, coste sorvegliate, grande agitazione in tutta l’isola ». Cavour ne dedusse che non sarebbero partiti in nessun caso. Gli arrivò una lettera di Garibaldi. Col suo solito tono. Il generale chiedeva che la nazione si armasse. Proprio l’enfasi del messaggio mostrava che stavano smobilitando. Le spie di Genova gli confermarono che aveva rinunciato. Il giorno 28 ci fu la protesta francese. A Genova tutto si svolgeva sotto gli occhi di tutti, tutti sapevano tutto. Talleyrand, venuto con Ideville per far visitare la città al nuovo console Huet, aveva facilmente capito l’origine di quel brulichio e protestava adesso contro questa palese violazione del diritto delle genti... Cavour rispose assicurando che il governo vigilava, e grazie a questa vigilanza le mene eccetera.

Il re però era d’accordo con Garibaldi...

Il re adesso era in visita a Bologna. Il re era un problema. Non si poteva tenere a lungo il muso, con il re. Cavour decise di raggiungerlo, e intanto si presentò Canofari, il ministro di Napoli, a chiedere che la «Governolo» lasciasse Palermo. Curiosa pretesa. E come mai...? Ordinò a Villamarina di indagare. A un tratto sentì di nuovo che gli mancavano notizie. Inaspettatamente, la notte tra il 30 aprile e il 1˚ maggio arrivarono i rapporti delle spie: Garibaldi aveva deciso, si sarebbe mosso con due navi.

Non avrebbe potuto fermarlo?

Solo il re... Adesso bisognava andare a Bologna non solo per fare la pace col re, ma soprattutto per indurlo a intervenire su Garibaldi. Il treno partì alle 8 del mattino e non arrivava mai. Il viaggio durò tutto il giorno. La sera vennero a prenderlo alla stazione, passò sotto i soliti archi di trionfo, accanto a Sua Maestà. Mentre sfilavano e sorridevano, e i bolognesi li osannavano, presero a litigare. «Una sublime follia, Maestà. E lei l’ha incoraggiata». «Non ci siamo azzuffati abbastanza a Palazzo Pitti, caro amico?». «Lei deve fermare Garibaldi». «Mi par difficile». Erano tutti coperti di fiori. «Gli scriva». «Gli ho scritto». «Lo faccia arrestare!». La carrozza s’era fermata, bloccata dall’entusiasmo popolare. Era tutto illuminato. Gridavano: viva l’Italia! viva il re! viva Cavour! «E chi, secondo lei, sarebbe disposto ad arrestarlo?». «Ci andrò io, Cristo, se non si trova nessuno...». Era l’equivalente di una scenata, ma recitata sotto voce e col sorriso sulle labbra. Più tardi poterono urlare in santa pace. «Cristo! Cristo!». «Oh, Cavour, apra quelle orecchie, le apra bene. Provi a immaginare che cosa accadrebbe se arrestassimo Garibaldi. Riesce a vedere la scena? Ci riesce?». Ci riusciva eccome. Se avessero arrestato Garibaldi la rivoluzione sarebbe scoppiata in Piemonte invece che in Sicilia. Quando tornarono a Torino il generale non era ancora partito. C’era invece un dispaccio della «Governolo». « Rada di Palermo, 3 maggio, ore 4 p. Cagliari, 4 maggio part. 5,20 - arr. 9,50 ant. A Palermo cominciano ad aprirsi le botteghe, agitazione diminuita, stato d’assedio levato quest’oggi con proclama del Luogotenente ».

Era un dispaccio buono o cattivo? Se in Sicilia tutto era calmo, i borbonici avrebbero probabilmente fatto a pezzi i garibaldini. Cavour voleva questo?

Non aveva ancora avuto il tempo di pensare a che cosa voleva. Voleva innanzi tutto che non sbarcassero in Sardegna. Sarebbero stati costretti ad arrestare Garibaldi e a compromettersi ancora di più. Persano incrociava per questo tra Capo Carbonara e la punta sud dell’isola di Sant’Antioco. Poi non voleva che li prendesse la marina borbonica: avrebbero condannato Garibaldi a morte (ineccepibile, s’era fatto pirata), il Regno di Sardegna sarebbe stato costretto a difenderlo, intanto mazziniani e democratici all’interno avrebbero messo tutto sottosopra. Non doveva poi sbarcare in Toscana e da qui attaccare lo Stato pontificio. In questo caso il Piemonte si sarebbe trovato in guerra con Napoleone III. Quarta eventualità, lo sbarco in Sicilia. No, a questo non riusciva ancora a pensare.

Mi pare che l’eventualità più pericolosa fosse l’attacco al papa.

Tempestava Carignano, reggente in Toscana: «Durando, con i bersaglieri di Orbetello, vada sul punto fissato... Sorvegliate la frontiera, Garibaldi vuole entrare in Umbria...». I bersaglieri di Orbetello li fece poi rientrare, per paura che disertassero e si unissero a Garibaldi