ROBERTO TRAVAN, La Stampa 29/9/2011, 29 settembre 2011
Ebay, all’asta la memoria dei caduti - Per settant’anni sono stati i loro «dispersi in Russia», i soldati mai tornati dal Fronte orientale
Ebay, all’asta la memoria dei caduti - Per settant’anni sono stati i loro «dispersi in Russia», i soldati mai tornati dal Fronte orientale. Non hanno mai smesso di ricordarli o inseguirne le ultime tracce lasciate tra il fiume Don e Nikolajevka nell’inverno del ‘42. Li hanno immaginati feriti, in marcia, deportati. Qualcuno anche con una nuova famiglia e una vita migliore di quella lasciata alle spalle della tradotta per la prima linea. Per molti sono stati quel nome ripetuto tutti giorni in un preghiera cominciata settant’anni fa e mai terminata. Non hanno mai smesso di sperare. Sono i parenti di sei soldati italiani spariti sul fronte russo nel ‘43. L’ultimo ricordo di quei militari da qualche giorno è in vendita su internet. Ebay, sito di aste online, vende i loro piastrini di riconoscimento, una manciata di placche di metallo ammaccato e arrugginito con incisi nomi, numeri di matricola, paesi di provenienza. Sono all’asta ancora per ventiquattr’ore, prezzo base duecentocinquanta euro, ma potrebbero servirne molti di più per aggiudicarseli perché i collezionisti possono spenderne anche il doppio se ben conservati. I piastrini li ha trovati Sergej Chikhirev, un ragazzone di venticinque anni che a Volgograd, Russia, fa il «recuperante», il cacciatore di residuati bellici. E il lavoro attorno alla sua città un tempo Stalingrado - certo non manca perché le fosse comuni dei sovietici continuano a rigurgitare armi, divise, elmetti, oggetti personali. Che Sergej separa, pulisce, cataloga, vende su internet. Sono centinaia i suoi clienti da Germania, Francia, Stati Uniti. E Italia, ovviamente. Quei sei piastrini Sergej dice di averli trovati a Chertkovo, a duecento chilometri da casa sua. Non ne sa nulla la famiglia di Beniamino Vendramin, classe 1912, da Montecchio Precalcino, Vicenza. «Era caporal maggiore nella Julia» dice Margherita, la moglie. «Con gli alpini ha combattuto in Albania, Grecia. In Russia è scomparso il 31 gennaio del ‘43: avevo sei anni» ricorda Giannina, una delle due figlie. Si sorprende Maria, figlia del fante Lino Balbinot, nato nel 1922 a Vittorio Veneto: «Avevo 15 anni l’ultima volta che l’ho visto. Mamma alla stazione di Brescia gli aveva portato i guanti per l’inverno». È disperso dal gennaio del ’43. Erminio Pellegrini, classe 1921, da Como, era un bersagliere. «Abbiamo combattuto in quattro, lui è l’unico a non aver fatto ritorno» dice il fratello Ottavio. «Finalmente so dov’è finito: ridatemi il piastrino, è il mio ultimo ricordo». Giuseppe Liani, da Codroipo, era invece del ‘19. «Mio fratello Bruno l’ha cercato tutta la vita. È mancato tre anni fa, troppo tardi» ricorda Luigia, la sorella. Luigi Gila era nato a Rapallo nel 1912. «Alpino,sergente maggiore della Cuneense. Non l’ho mai conosciuto perché quando è partito per il fronte avevo quaranta giorni» sussurra il figlio Angelo. Più fortunati i famigliari di Domenico Simonetto, classe 1992, da San Daniele del Friuli: «È morto il 6 febbraio del ’43, riposa a Tambov». Un’immensa fossa comune coperta da migliaia di betulle: una per ogni caduto.