GIUSEPPE SALVAGGIULO, La Stampa 29/9/2011, 29 settembre 2011
Debiti, nomine e affari Così la città ha scaricato l’ex pierre di discoteche - Non è come la sera del 27 dicembre 2003, quando portarono Calisto Tanzi a San Vittore, ma quasi
Debiti, nomine e affari Così la città ha scaricato l’ex pierre di discoteche - Non è come la sera del 27 dicembre 2003, quando portarono Calisto Tanzi a San Vittore, ma quasi. A Parma si chiude un’epoca, allora industriale oggi politica. In entrambi i casi, un ciclo di potere. La differenza è che il crac del «gioiellino» alimentare fu improvviso e generò sgomento, questa è cronaca di una morte annunciata. Da giorni, nella piazza Garibaldi sotto al Comune, i curiosi si alternavano come in una camera ardente, con composta rassegnazione. La consunzione del centrodestra si è diluita in lunghi mesi scanditi da scandali giudiziari con progressione concentrica: prima i funzionari, poi i dirigenti, infine un assessore. E così appare oggi metabolizzata, tanto che il sentimento prevalente non è l’inquietudine, ma il sollievo. L’equilibrio politico scardinato da inchieste giudiziarie e voragini contabili (città più grandi sono fallite per meno) è, anzi era, un modello originale e promettente di centrodestra. Si affermò nel 1998, in piena euforia ulivista, e risultò vincente perché «civico», moderato e deberlusconizzato. Costruito intorno a Elvio Ubaldi, rassicurante democristiano, e al suo listone civico, lasciò fuori dalla porta Lega e An e impose al Cavaliere di non farsi vedere sotto elezioni, «perché fa solo perdere voti». «Insomma, funzionava perché non era un centrodestra», sintetizza Mauro Libè, deputato parmigiano dell’Udc, uscito dalla coalizione prima della bufera giudiziaria e ieri supplicato dai fedelissimi del sindaco per un disperato tentativo di sopravvivenza. Questo mix di pragmatica bonomia emiliana e solidi ancoraggi nel mondo degli affari (non si va lontano senza il sostegno degli industriali, editori tra l’altro della prestigiosa «Gazzetta») ha dominato per tredici anni. Qui il Pd prende il 40% alle politiche ma non tocca palla alle amministrative, dove la lista civica sfonda il 47% (altro che Pdl!). Rieletto trionfalmente, Ubaldi nel 2007 benedice il passaggio di testimone. Il successore incoronato è l’enfant prodige della giunta, Pietro Vignali. Già pierre delle discoteche della zona ai tempi dell’università (dell’attività conserva un certo look da splendido quarantenne), commercialista alle primearmi e brillante assessore all’Ambiente, incarico in cui si distingue per comunicatività e spirito d’iniziativa, spiazzando anche la sinistra. A trainarlo, il listone civico in cui trovi pochi grandi collettori di preferenze e tanta semplice «gente di Parma». Caratteristica solo apparentemente banale, ma utile a drenare consensi anche nell’elettorato di sinistra, stufo di una nomenklatura rossa che proviene dai Comuni della provincia ma fatica a radicarsi in città. Vignali comincia nel solco di Ubaldi, da cui eredita anche progetti che lo hanno poi inguaiato, a partire dalla metropolitana. Tra i due il rapporto si rompe presto: Vignali balla da solo, Ubaldi si accomoda sulla sponda del fiume. Il resto è storia: decine di società comunali, centinaia di nomine, viavai di assessori, ostentazione di piacionismo a fronte di cantieri bloccati e aziende edili non pagate (il pollice verso degli industriali è stato decisivo), fighe in avanti e ritirate precipitose. Spettacolare quella su un parcheggio sotterraneo: dopo le proteste delle suore che non vogliono il cantiere a ridosso del convento, il sindaco se fa portabandiera dei critici del progetto. Così su metropolitana e inceneritore. La lettera di Vignali, dimissionario senza essere indagato, esprime solitudine dignitosa, speranza di poter rientrare in scena «se i parmigiani lo vorranno», voglia di regolare conti in sospeso. Le occasioni non mancheranno. Il commissario che reggerà il disastrato Comune fino alle elezioni del prossimo anno dovrà scoperchiare parecchi pentoloni. La Procura ha pacchi di fascicoli. Possibile una sindrome «mani pulite» nel «cerchio magico» che molti soldi ha fatto girare in questi anni. Il centrosinistra, dormiente fino a sei mesi fa e svegliato da manette e «indignados», perde l’alibi e deve inventare una formula vincente. L’establishment cittadino s’è portato avanti e pensa a un nuovo «progetto civico».