Franco Morganti, Corriere della Sera 29/09/2011, 29 settembre 2011
SCOMMETTERE CONTRO SE STESSI
Ho capito la finanza moderna. Ci ho messo un po’ ma l’ho capita. Una volta ci si copriva in vario modo dai rischi: chi aveva un’azienda che consumava petrolio e voleva coprirsi dal rischio che il petrolio andasse alle stelle, comprava petrolio. Contro i rischi su crediti si istituiva un fondo apposito a bilancio. Contro i rischi di catastrofi naturali si sottoscrivevano polizze assicurative. I premi erano relativamente bassi perché gli eventi catastrofici non erano molto probabili.
Adesso gli gnomi della finanza hanno moltiplicato le occasioni di scommessa, cioè di copertura. Se consumi petrolio, scommetti sulla crescita del suo prezzo attraverso un derivato: quello che perdi nella tua equazione aziendale cerchi di recuperarlo dalla scommessa che hai fatto. Col vantaggio che perdi in azienda, non paghi tasse e guadagni in banca, magari su una banca estera, dove di tasse ne paghi poche. L’azienda si impoverisce ma pazienza. Se poi il petrolio non sale potrai sempre vantare di avere la vista lunga. Se temi che i creditori non ti paghino, scommetti contro di loro con dei credit default swap (Cds). Se davvero non ti pagheranno ti rifarai con le scommesse. Se è uno Stato in difficoltà, punta grosse cifre sui Cds, così aumenti la probabilità che fallisca, perché il mercato recepisce il senso della tua scommessa.
Avevo investito in un fondo X con scarso contenuto azionario, per prudenza. Il mercato azionario è il più volatile. Il fondo è andato male e il mio consulente finanziario mi ha detto: era meglio che investisse nel fondo Y che ha molto più azionario, ma anche molta «copertura». Ecco la parola magica: copertura.
Se tieni a una squadra di calcio, scommetti contro di lei: se vince sei contento, ma se perde prendi molti soldi. Ecco come si sono rovesciate le strategie e le aspettative: non sai più se preferire il bene o il male. Col bene ci si può far male, ma spesso è il male che ti può far bene.
Franco Morganti