Massimo Gaggi, Corriere della Sera 29/09/2011, 29 settembre 2011
«SERVIREBBE L’EQUIVALENTE FINANZIARIO DI UNA GUERRA» —
«SERVIREBBE L’EQUIVALENTE FINANZIARIO DI UNA GUERRA» — Tre anni fa, all’inizio della crisi finanziaria innescata dal crollo della Lehman Brothers, alcuni giornali cinesi accusarono la Rand Corporation, un centro ricerche noto per le sue idee conservatrici, di aver dato un suggerimento scioccante al Pentagono: iniziare una nuova guerra per stimolare l’economia americana e prevenire una recessione.
Non era vero ma, da quando si sono moltiplicati i parallelismi tra la crisi che stiamo vivendo e quella degli anni Trenta del secolo scorso, un numero crescente di esperti ha cominciato a far presente che allora, a tirare fuori l’America dalla depressione non furono né Roosevelt, né le politiche keynesiane, ma la II Guerra mondiale. Argomento imbarazzante e, quindi, appena sussurrato. Ma che è stato, invece, usato con una certa disinvoltura l’altra sera da un campione della sinistra: Paul Krugman. Parlando in un centro culturale ebraico di Manhattan, il «92nd Street Y», il Nobel per l’Economia ha detto che ora l’America «ha bisogno dell’equivalente finanziario di una guerra».
Non che l’intellettuale «liberal» voglia attaccare l’Iran o bombardare Pechino: semplicemente è tornato a sostenere la sua nota tesi secondo la quale l’economia non si riprenderà se non con dosi massicce e aggiuntive di spesa pubblica. E ha ricordato che gli Usa arrivarono a gettare fino al 42 per cento del loro Pil nella guerra finita nel 1945. Nella sua disperazione economica, comunque, Krugman non è andato troppo per il sottile sulla produttività della spesa: le guerre in Iraq e Afghanistan, ha detto, non hanno rivitalizzato l’economia perché lì è stato speso «solo» l’1,2% del Pil. E, parlando con una televisione, Krugman ha sostenuto in tono semiserio che un buon modo per rilanciare l’economia sarebbe quello di un riarmo per fronteggiare un attacco degli alieni.
Massimo Gaggi