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 2011  settembre 29 Giovedì calendario

RIVOLTA NELLA CITY «NO ALLA TASSA SULLA FINANZA»

Riuscirà la Tobin tax, decollata da Bruxelles, ad attraversare la Manica, sorvolare le bianche scogliere di Dover e atterrare nella City di Londra, cuore pulsante della finanza europea? Probabilmente no. La tassa sulle transazioni finanziarie proposta dalla Commissione europea ha infatti incassato il secco «no» del governo britannico (e non solo). Con il veto inglese — ha ammesso ieri la stessa Commissione Ue — Bruxelles cercherà di mettere in piedi l’imposta solo nell’Eurozona. Quindi a Francoforte, Parigi e Milano. Ma non a Londra.

Così, ancora una volta, il Regno Unito prende le distanze dalle istituzioni europee. Che, a loro volta, non se ne sono state certo zitte. Rispondendo a un euroscettico britannico il presidente dell’esecutivo Ue José Manuel Barroso ha affermato: «Se, visto il suo passato imperiale, (Londra) pensa di poter difendere da sola il suo ruolo nel mondo, faccia pure».

L’obiettivo della tassa finanziaria europea è quello di portare nelle bisognose casse pubbliche 57 miliardi di euro l’anno. Inoltre, il settore finanziario — ha spiegato Bruxelles — durante la crisi ha incassato gli aiuti dei governi: per esempio 4.600 miliardi di euro con i salvataggi; quasi a dire: adesso tocca a voi aiutare chi vi ha aiutato.

Ma, senza il Regno Unito, la Tobin tax rischia di partire (nel 2014) zoppa, se non peggio. Secondo alcune stime dell’organizzazione governativa inglese City of London, l’80% degli introiti di qualsiasi tassa finanziaria paneuropea arriverebbe da Londra. Tanto che per Stuart Fraser della City of London — riporta la Bbc — la domanda che ci si deve porre adesso è se la Tobin tax sia in realtà una «tassa su Londra». Con il risultato che molte transazioni finanziarie (e quindi tanto business) potrebbero lasciare l’Unione (e soprattutto Londra), per andare magari in quelle piazze extracontinentali che oggi fanno concorrenza alla City.

Intanto alla Borsa di Londra per le banche di Sua Maestà è stata una giornata poco regale: Royal Bank of Scotland -3,6%, Lloyds Banking Group -2,4% e Barclays -1,3%. Mentre sul fronte politico il deputato inglese (al Parlamento europeo) Daniel Hannan ha detto che Barroso vuole far pagare alla Gran Bretagna il conto per sostenere una valuta (l’euro) che Londra non ha neanche adottato.

Ma nel Regno Unito non tutti potrebbero pensarla allo stesso modo. Sui titoli azionari britannici, infatti, esiste già una tassa, addirittura più pesante della Tobin tax. L’arrivo di quest’ultima, rimpiazzando la vecchia imposta, alleggerirebbe quindi l’onere sulle azioni. Discorso diverso, invece, su derivati e obbligazioni.

C’è poi anche uno spiraglio: il secco «no» del Tesoro britannico guidato da George Osborne riguarda le proposte di imposte «locali», non applicate a livello mondiale. E la Commissione Ue vuole ora portare la Tobin tax sul piatto del G20. Nella speranza — bisogna vedere quanto realistica — di uno «yes» globale.
Giovanni Stringa