Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  settembre 29 Giovedì calendario

ECCO L’ULTRALIFTING CON LE STAMINALI E PROTESI HI-TECH

Lifting sì, ma mininvasivo. E poi l’adipe che viene pompato via da cuscinetti e «culotte de cheval» e, potenziato dalle cellule staminali, va a rimpolpare zigomi o mascelle. Oppure certi fili chirurgici che tendono la punta del naso in maniera del tutto armonica, per rinoplastiche express, ambulatoriali e con un punto o due di sutura.
Ancora, certe macchine un po’ aliene (e una si chiama pure «Palomar») per ridurre il grasso e scolpire il corpo. Sennò le protesi mammarie di quinta generazione, sempre al gel di silicone ma con superficie testurizzata per dare al seno un aspetto - per quanto possibile - naturale. Sono le nuove frontiere della chirurgia estetica e vanno in scena, fino a domani, all’Hotel Marriott di Milano. Qui, per il sessantesimo congresso nazionale della Sicpre, Società italiana di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica, 500 esperti nazionali e un centinaio arrivati da tutto il mondo fanno il punto su una disciplina floridissima, che resiste ai venti di crisi e non smette di suscitare svariati interrogativi.
L’invasione delle labbra a canotto è proprio inevitabile? È questione di pazienti sventate, medici senza scrupoli o tecniche deficitarie? E i progressi della scienza serviranno almeno a impedire quegli zigomi tipo pallina da pingpong?
Certo le tecniche stanno migliorando, velocemente e in tutti i settori. Per esempio nel ramo del «liquid lift», cioè di quelle sostanze che allontanano il ricorso al bisturi o lo sostituiscono del tutto. Andrea Grisotti, presidente del congresso e responsabile dell’unità operatoria di chirurgia plastica alla clinica San Pio X di Milano, spiega che «acido ialuronico, collagene e altre sostanze non assorbibili non solo sono di qualità sempre migliore, e nel caso dello iarulonico ce ne sono ormai di quattro tipi, da quello più liquido per le rughe sottili a quello più denso per gli zigomi. Ma soprattutto sono cambiate le zone in cui iniettarle: non solo il labbro o lo zigomo, ma il sopracciglio, l’orbita oculare, oppure il contorno della mandibola, per un risultato più armonico».
Il nasino alla francese o peggio alla Michael Jackson, piovuto come dal cielo in mezzo a lineamenti del tutto incongrui è un rischio sempre più evitabile. Enrico Robotti, primario di chirurgia plastica agli Ospedali Riuniti di Bergamo, racconta che «sta sparendo l’idea della rinoplastica come pacca amichevole sulla spalla. Cresce la finezza chirurgica e, insieme, arretra l’idea che qualsiasi naso vada bene per chiunque. Dal punto di vista tecnico, lavoriamo sempre di più “all’aperto”, praticando una piccola incisione sul naso. E utilizziamo l’imaging pre-operatoria, per studiare insieme al paziente la soluzione più congrua».
Anche la magia del laser, vecchia di cinquant’anni, secondo Matteo Tretti Clementoni dell’Istituto Dermatologico Europeo, ha fatto passi incommensurabili, nel trattamento delle ustioni e dei fenomeni dell’invecchiamento: «La novità sta nel frazionamento della superficie da trattare, che ora dividiamo in tante piccole isole, inframmezzate da zone di tessuto sano che facilitano la guarigione».
Quanto al lifting, formula magica che tenta e impaurisce il 90% delle donne, Mario Pelle Ceravolo, chirurgo plastico a Roma, spiega che è una questione di equilibrio fra il tirare e il riempire: «Riempire è facile, ma senza togliere l’eccesso di tessuti si finisce per ottenere un palloncino deformato. Ecco spiegati certi orrori».
Pelle (nomen omen) Ceravolo ribadisce che la grande novità è il trapianto di grasso con uso delle staminali, che rassicura le pazienti non disposte a farsi impiantare sostanze artificiali. Ma è altrettanto importante «l’introspezione psicologica, filtrata dalla buona coscienza e dalla buona conoscenza». Per infondere fiducia, il medico deve aver seguito un training adeguato. Questione spinosa, visto che per la legge qualunque laureato in Medicina può operare. Ancora Grisotti: «Lavoriamo perché possa eseguire questi interventi solo chi ha frequentato un corso universitario di cinque anni in chirurgia plastica. Ho visto nasi perfetti fatti da un otorino, ma penso che debba passare il principio della competenza specifica».