Andrea Fagioli, Avvenire 29/9/2011, 29 settembre 2011
MARCO POLO AVEVA CON SE’ UNA BIBBIA TASCABILE?
Un libriccino piccolo, molto piccolo, un testo in latino dell’Antico e del Nuovo Testamento, in versione integrale, disteso su due colonne per pagina. È la «Bibbia di Marco Polo», ma non è detto che il navigatore veneziano l’abbia mai avuta tra le mani o portata nella sua bisaccia. Può darsi. Alcuni studiosi sono scettici: sostengono che quando partì con il padre Niccolò e lo zio Matteo alla volta della Cina, percorrendo la via della seta, era troppo giovane, aveva appena 17 anni, e la sua dimestichezza con il latino risultava scarsa così come la probabilità che mercanti laici viaggiassero in compagnia delle Scritture (lo stesso Marco Polo non le cita mai nel Milione). Qualche incertezza c’è anche sul luogo del ritrovamento. Ma gli argomenti, sia pure messi uno dietro l’altro, non tolgono nulla al fascino dell’ipotesi e all’alone di mistero che circonda questo codice, cimelio della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze.
Gli addetti ai lavori lo definiscono un tipico esemplare di Sacra Scrittura da viaggio (Bibbia «da mano»), di poco ingombro, destinato alla lettura e allo studio personali: un prodotto pensato per chi andava lontano. È probabile che fecesse parte del corredo di un religioso, probabilmente un francescano della prima missione inviato dall’Ordine in Cina. Un libro prezioso che anziché andare disperso con la chiusura delle missioni fu riportato in Italia avvolto in un prezioso involucro, un antico drappo di seta gialla, di sicura provenienza orientale e tradizionalmente usato per proteggere oggetti di particolare pregio.
Fabbricata in Francia, per l’esattezza in Provenza, attorno al 1238, la Bibbia «tascabile» in sottilissima pergamena di feti d’agnello, arrivò in Cina prima della fine del secolo XIII e vi rimase per circa quattrocento anni, conservata da una famiglia di alto rango, come suggerisce il drappo di seta, nella provincia di Nanchino. Fu ovviamente letta, studiata, consultata, ma anche conservata con rispetto. Poi un illustre personaggio, Philippe Couplet, procuratore generale dei Gesuiti, la riportò in Europa nel 1685 e ne fece dono ad un amante dei viaggi (com’è testimoniato da altre opere di sua proprietà), il Granduca Cosimo III di Toscana, per assicurare la protezione del sovrano alla Compagnia di Gesù e al suo modo di diffondere il Vangelo. Dopo un delicato restauro, la «Bibbia di Marco Polo» è stata ora riconsegnata alla Biblioteca Medicea Laurenziana, che la registrò a suo tempo con questo nome e l’ha custodita per oltre tre secoli. Oggi, nella stessa sede della Biblioteca, è in programma «la prima ostensione del restaurato codice». Poi la partenza per Roma, dove la Bibbia sarà esposta nella mostra «Le vie della seta». Quindi il volo verso la Cina per un’altra esposizione. Al suo ritorno a Firenze, il prezioso codice continuerà ad essere un punto di riferimento per chiunque voglia approfondire la diffusione del cristianesimo nell’antica Cina.