Andrea Di Turi, Avvenire 29/9/2011, 29 settembre 2011
SOSTENIBILITA’, UN ALTRO RATING È POSSIBILE
Incapaci di prevedere i default che hanno aperto la crisi (come quello di Lehman Brothers), schiacciate dal conflitto d’interessi, oligopoliste: sono solo alcune delle critiche mosse alle agenzie di rating, Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch. Le ’tre sorelle’ che coi loro giudizi sulla solvibilità di imprese e Stati continuano nonostante tutto a dettar legge sui mercati. La crisi di credibilità che stanno affrontando, però, è forse la peggiore della loro storia. Di conseguenza aumenta lo spazio per chi lavora su un altro modo possibile di fare rating. Cioè sul rating etico, altrimenti detto di sostenibilità o Esg ( environmental, social and governance), quello su cui si basa la finanza etica o socialmente responsabile (Sri) che in Europa muove circa 5mila miliardi di euro.
Il rating etico è un giudizio sull’affidabilità di un’impresa, o di uno Stato, basato su fattori sociali, ambientali e legati alla governance: riferito a un’impresa, guarda ad esempio all’impatto della sua attività sull’ambiente, sulla comunità, alle condizioni di lavoro lungo la catena di fornitura; riferito a uno Stato, non si prostra davanti al tasso di crescita del Pil ma valuta il rispetto dei diritti umani, l’accesso alle cure sanitarie, la legislazione ambientale. Analizzando tali fattori, questo rating esprime un giudizio, complementare e integrabile al rating tradizionale, nella prospettiva della sostenibilità, più completa e lungimirante di quella puramente economico-finanziaria.
Quanto è sostenibile un’impresa che macina utili ma depaupera l’ambiente o sfrutta i minori? Quanto è sostenibile uno Stato con un Pil che corre, che ha grandi risorse naturali, ma è retto da un regime semi- dittatoriale? Il rating etico sa rispondere a tali domande perché ha le lenti per individuare i fattori di rischio, specie di lungo periodo, che l’analisi tradizionale non può vedere ma che, prima o poi, possono avere ripercussioni rilevanti, talora improvvise e devastanti sulla sfera economica. Come per il disastro ambientale di Bp nel Golfo del Messico, i reattori nucleari di Tepco schiantati da terremoto e tsunami, le insurrezioni popolari in Egitto, Libia, Siria. Per chi investe, disporre di analisi che hanno quanto meno la possibilità di prevedere questi accadimenti è sempre più fondamentale per evitare perdite e ottenere rendimenti ragionevolmente più stabili e sicuri nel tempo.
Ovviamente neppure il rating etico è una scienza esatta: i molti operatori del settore utilizzano metodologie che possono portare a risultati non così coerenti come sarebbe legittimo attendersi. Anche grandi società d’investimento hanno allestito team di analisti Esg e c’è chi ha sviluppato modelli proprietari, come Generali Investments che mesi fa ha lanciato la metodologia Sara ( Sustainable analysis of responsible asset). Senza dubbio, tuttavia, il rating etico aiuta ad allargare lo sguardo, a inquadrare la dimensione economica nel più vasto e complesso ambito dell’umano agire. Stimola a spostare l’attenzione dal breve-brevissimo periodo, in altre parole dalla speculazione, a un orizzonte più esteso. E contribuisce a riportare la finanza al servizio dell’uomo, non del mero profitto fine a sé stesso.