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 2011  settembre 29 Giovedì calendario

SOSTENIBILITA’, UN ALTRO RATING È POSSIBILE

Incapaci di prevedere i default che hanno aperto la crisi (co­me quello di Lehman Brothers), schiacciate dal conflitto d’interes­si, oligopoliste: sono solo alcune delle critiche mosse alle agenzie di rating, Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch. Le ’tre sorelle’ che coi loro giudizi sulla solvibilità di imprese e Stati continuano nonostante tutto a dettar legge sui mercati. La crisi di credibilità che stanno affrontando, però, è forse la peggiore della loro storia. Di conseguenza aumenta lo spazio per chi lavora su un altro modo possibile di fare rating. Cioè sul rating etico, altrimenti detto di sostenibilità o Esg ( environmental, social and governance), quello su cui si basa la finanza etica o social­mente responsabile (Sri) che in Eu­ropa muove circa 5mila miliardi di euro.
Il rating etico è un giudizio sull’af­fidabilità di un’impresa, o di uno Stato, basato su fattori sociali, am­bientali e legati alla governance: ri­ferito a un’impresa, guarda ad e­sempio all’impatto della sua atti­vità sull’ambiente, sulla comunità, alle condizioni di lavoro lungo la catena di fornitura; riferito a uno Stato, non si prostra davanti al tas­so di crescita del Pil ma valuta il ri­spetto dei diritti umani, l’accesso alle cure sanitarie, la legislazione ambientale. Analizzando tali fatto­ri, questo rating esprime un giudi­zio, complementare e integrabile al rating tradizionale, nella prospetti­va della sostenibilità, più completa e lungimirante di quella puramen­te economico-finanziaria.
Quanto è sostenibile un’impresa che macina utili ma depaupera l’ambiente o sfrutta i minori? Quan­to è sostenibile uno Stato con un Pil che corre, che ha grandi risorse na­turali, ma è retto da un regime se­mi- dittatoriale? Il rating etico sa ri­spondere a tali domande perché ha le lenti per individuare i fattori di rischio, specie di lungo periodo, che l’analisi tradizionale non può ve­dere ma che, prima o poi, possono avere ripercussioni rilevanti, talora improvvise e devastanti sulla sfera economica. Come per il disastro ambientale di Bp nel Golfo del Mes­sico, i reattori nucleari di Tepco schiantati da terremoto e tsunami, le insurrezioni popolari in Egitto, Libia, Siria. Per chi investe, dispor­re di analisi che hanno quanto me­no la possibilità di prevedere que­sti accadimenti è sempre più fon­damentale per evitare perdite e ot­tenere rendimenti ragionevolmen­te più stabili e sicuri nel tempo.
Ovviamente neppure il rating etico è una scienza esatta: i molti opera­tori del settore utilizzano metodo­logie che possono portare a risultati non così coerenti come sarebbe le­gittimo attendersi. Anche grandi società d’investimento hanno alle­stito team di analisti Esg e c’è chi ha sviluppato modelli proprietari, come Generali Investments che mesi fa ha lanciato la metodologia Sara ( Sustainable analysis of re­sponsible asset). Senza dubbio, tut­tavia, il rating etico aiuta ad allar­gare lo sguardo, a inquadrare la di­mensione economica nel più vasto e complesso ambito dell’umano a­gire. Stimola a spostare l’attenzio­ne dal breve-brevissimo periodo, in altre parole dalla speculazione, a un orizzonte più esteso. E contribui­sce a riportare la finanza al servizio dell’uomo, non del mero profitto fi­ne a sé stesso.