Bankomat Dagospia, 27 settembre 2011
Bankomat nella sua modesta esperienza di affari creditizi lo scrive da tempo: c’è un problema di credibilità e di moralità del sistema bancario, senza la connivenza del quale il malaffare non è quasi mai possibile
Bankomat nella sua modesta esperienza di affari creditizi lo scrive da tempo: c’è un problema di credibilità e di moralità del sistema bancario, senza la connivenza del quale il malaffare non è quasi mai possibile. Dove per malaffare, aldilà della verità giudiziale che di volta in volta si forma su singole ipotesi di reato, intendiamo affari concepiti e gestiti male, cioè iniziative d’impresa portate avanti in maniera immorale e scorretta, quindi ai danni dei concorrenti onesti. Vale per gli abusatissimi contributi della legge 488, erogati dalle banche, non certo autoassegnati dagli imprenditori furbetti, spesso grazie a mediocrediti compiacenti nei quali gli azionisti inseriscono consapevolmente presidenti, consiglieri e direttori "sensibili" alle influenze della politica di sottobosco. Vale per i finanziamenti delle normali operazioni d’impresa, per i fidi più banali, dove se non conosci - per così dire - persone influenti in cima alla banca o anche solo a metà struttura, ti si applicano rigide procedure ed analisi. A chi "conosce" i fidi sono sempre prorogati ed i finanziamenti rapidamente istruiti. Solo a crac avvenuti e scandali scoppiati si scopre che un ospedale come il San Raffaele era sostenuto da centinaia e centinaia di milioni di finanziamenti che evidentemente don Verzè ed il suo defunto braccio destro non si assegnavano da soli. Con le cifre erogate al San Raffaele a Coppola e a Zunino, per citare alcuni dei più clamorosi casi di concentrazione del rischio creditizio, si sostengono centinaia di Piccole medie Imprese e migliaia di posti di lavori. Vogliamo dirlo o facciamo finta di non capire cosa sta avvenendo in Italia, il Paese dei furbetti bancari? BARCLAYSBARCLAYS E che dire del chiacchieratissimo (ma sempre sottovoce, per non turbare i suoi potenti amici) Vittorio De Stasio, fino a poche ore fa amministratore delegato di Barclays Italia, e prima influente capo di Bipop Carire (voluto e stimato da Geronzi, non certo auto promosso a Reggio) oggi travolto da un’indagine calabrese con accuse gravissime (su tutti i giornali di oggi) che stupisce solo i non addetti ai lavori. Può darsi che la caduta in disgrazia di Geronzi abbia accelerato improvvisamente certe mosse giudiziarie, ma comunque De Stasio dall’establishment non è mai stato emarginato, fino a poche ore fa. Tutti vantavano di conoscerlo, si favoleggiava di suoi rapporti di grande amicizia con i vertici di Bankitalia, lo si era proposto per i vertici di varie banche. Fatevi un giro di telefonate fra i primi dieci direttori centrali delle banche italiane, e vedete cosa vi diranno di De Stasio. Ora fingeranno di averlo visto solo alle assemblee ABI. E il Banco Desio? Solo dopo la manifestazione dei sindacati sotto la sede di Bankitalia a Milano - costretto da un tardivo pressing di Bankitalia stessa - ammette pochi giorni fa con un laconico comunicato che alcuni suoi dirigenti (peccato che siano i vertici di controllate importantissime, come la banca svizzera del gruppo) sono oggetto di una gravissima inchiesta su temi di riciclaggio. LOGO BIPOP CARIRELOGO BIPOP CARIRE Conclusasi con un rinvio a giudizio a Roma quest’estate. Inchiesta della Guardia di finanza peraltro pubblica da anni, che denunciava un vero e proprio sistema di illegale traffico del danaro proposto dalla banca ai clienti facoltosi, ma ignorata con sistematico rigore dai bilanci del banco fino alla recente semestrale compresa. La vicenda del desio, che Bankomat ha segnalato da mesi, comincia a interessare i media ufficiali del paese, che pur come sempre per pudore non ci citano: leggete il Sole 24 ore del 20 settembre, in occasione della manifestazione sindacale, che dedica finalmente un corsivo ad una delle storie più strane e inquietanti del panorama bancario italiano. inaugurazione centrale scandaleinaugurazione centrale scandale Sulle complicità di Banca Intesa nel caso delle tangenti rosse a Monza per ora è emerso solo il nome di un funzionario di medio livello - tal Pagani - che evidentemente era un eroe del mondo bancario. Con sprezzo del pericolo e spirito d’iniziativa fuori dal comune si faceva invitare a riunioni delicatissime, assisteva ad operazioni di "movimento internazionale" di capitale, per così dire, o di "aumento importante dei valori delle transazioni" - per continuare in metafora - ma in Banca Intesa nessuno lo conosce, nessuno lo mandava, nessuno lo autorizzava. Cari lettori di Dagospia, dateci una mano ad alzare la voce su questo aspetto dell’Italia che per paura non si vuol vedere se non sempre a cose fatte. 2 - SOLDI A IMPRENDITORE ORA LATITANTE, INDAGATO EX AD DI BARCLAYS ITALIA Carlo Macrì per il "Corriere della Sera" Centrale turbogas ScandaleCentrale turbogas Scandale Approfittando della sua carica avrebbe costretto due suoi dipendenti, Massimo Riggio e Guido Berillo, a concedere finanziamenti per oltre 12 milioni di euro. Finanziamento collegato ad una presunta truffa ai danni dell’Unione Europea. Soldi finiti nelle tasche dell’imprenditore Aldo Bonaldi, 52 anni, amministratore delle società Italiana Commissionaria Legnami e Immobiltecno. Banco DesioBanco Desio Le imprese di Bonaldi residente nel Principato di Monaco, da mesi latitante perché raggiunto da un provvedimento cautelare, secondo la procura di Catanzaro, non avrebbero avuto i requisiti richiesti per ottenere il finanziamento. De Stasio oltre ad avere impedito la verifica sulla regolarità dell’erogazione finanziaria, avrebbe anche imposto, con le minacce, ai due dipendenti della Barclays Bank, di esprimere pareri favorevoli per la concessione del finanziamento. Costringendoli, inoltre, a tacere sulle obiezioni sollevate in ordine all’investimento indicato dall’imprenditore Bonaldi. De Stasio è indagato nell’ambito dell’inchiesta «Energiopoli» che ha già portato in galera imprenditori e faccendieri interessati alla costruzione di una filiera energetica a Scandale, comune dell’entroterra crotonese. I pubblici ministeri Pierpaolo Bruni e Luisiana Di Vittorio, avrebbero inoltre accertato che De Stasio, tra il 2005 e il 2006, quand’era direttore della banca Bipop Carire, avrebbe consentito l’erogazione di finanziamenti alle società Eurosviluppo Industriale e Consorzio Euro Sviluppo - di cui era amministratore sempre Aldo Bonaldi - per un ammontare di 20 milioni di euro. Luigi zuninoLuigi zunino Ed anche in questo caso senza che le due società dell’imprenditore monegasco avessero i requisiti. Fiumi di denaro che sono serviti per pagare consulenze fittizie o finite in banche del Lussemburgo. Proprio nel Granducato ha la sede legale la società Eurosviluppo Elettrica e la sua controllante Société Financière Crémonèse. y lr28 danilo coppolay lr28 danilo coppola La società nel maggio 2004 ha ottenuto l’unica autorizzazione per realizzare la centrale a turbogas. La procura di Catanzaro attraverso rogatorie internazionali ha inoltre verificato movimenti di denaro per 325 mila euro avvenuti nel Principato di Monaco. Il denaro era nella disponibilità di Aldo Bonaldi, ma secondo la procura, era il corrispettivo dovuto a De Stasio per le operazioni fraudolente.