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 2011  settembre 27 Martedì calendario

Cara Italia, bella e perduta O almeno snobbata dai poeti - Questa antologia com­posta da uno studioso che fa di professione lo storico e l’editorialista comeErnestoGallidel­la Loggia ( Poesia civile e politica nel­­l’Italia del Novecento , Rizzoli, pagg

Cara Italia, bella e perduta O almeno snobbata dai poeti - Questa antologia com­posta da uno studioso che fa di professione lo storico e l’editorialista comeErnestoGallidel­la Loggia ( Poesia civile e politica nel­­l’Italia del Novecento , Rizzoli, pagg.396, euro 16) ha il merito, al di là delle scelte e dello stesso gusto estetico che esprime, di interrogarsi sul senso della poesia nella società, e in particolare nella società italiana, in un periodo, che ormai dura da an­ni, dalla morte di Ungaretti e Monta­le, di Pasolini e Moravia, di Calvino e Sciascia, in cui del valore intellettua­le, storico, spirituale della stessa let­teratura sembra che non importi più niente a nessuno. La scuola, i media, la classe diri­gente italiana hanno cancellato l’ideachelapoesiaèilmidollospina­le del linguaggio e della nazione che parlaquellinguaggio. Cheunauten­tico popolo non vive senza poesia, e una autentica poesia non vive senza popolo. Leggerequestaantologiadi­v­entaunmodononbanaleperricor­darlo, in un’Italia da un lato un po’ ubriacata dai festeggiamenti molto spesso vuoti e retorici del suo cento­cinquantesimo compleanno e dal­l’altro percorsa di nuovo dal fanta­sma della secessione nel Nord . Proprio perché raggiunge la sua unitàpoliticaestatalecosìtardi, ilno­stro paese prende la sua fisionomia unica e coerente soltanto attraverso lagrandezzadellasuatradizionelet­teraria. L’ideaèdiFrancescoDeSan­ctis, e giustamente Galli della Loggia la riprende oggi. Siamo italiani per­ché parliamo la lingua di Dante e di Petrarca,diAriostoediTasso,diGali­leo e di Machiavelli. Quando Fosco­loscrisseI-Sepolcrieiniziòquellapo­esia civile che tanto avrebbe influito sulla «rivoluzione» del Risorgimen­to, individuò nelle tombe dei grandi italiani in Santa Croce il luogo da cui muovere per un nuovo riscatto della dignitànazionale. Moraviaavevaaf­fermato che la poesia civile in Italia era sempre stata di destra, per poi di­ventare di sinistra con Pasolini. Galli della Loggia divide più sottil­m­ente tra una poesia civile che è an­corataall’ideadiItaliaeunacheinve­ce vive la «scomparsa»dell’Italia,in­tesa come nazione e tradizione. Pa­scoli, D’Annunzio,Marinetti,Unga­­retti, in maniere diversissime,parla­no sempre dell’Italia: che può essere quella commovente e modesta de­gli emigranti in America, quella su­perbaesfottentedellaBeffadiBucca­ri, quella iconoclasta della moder­nizzazione e della velocità, quella straziata e umanissima dei soldati in trincea nella Prima Guerra Mondia­le. Il fascismo, attento alla cultura e all’arte come la democrazia non può essere, finisce però per produr­reunapoesiadiregime, chel’antolo­gia fa bene a riproporre. ChiricordavacheCardarelliscris­se versi sulle camicie nere ( tra l’altro stilisticamentenonmale)? CheSoffi­ci, Maccari, Govoni, Betti inneggia­r­onocosìallegramenteespudorata­mente a Mussolini? Pietro Ingrao non ha consentito -ne ha diritto- la pubblicazione in questa antologia di un suo testo sulla fondazione del­lacittàdiLi­ttoriamandatoaiPrelitto­riali del Guf di Roma. Però non sareb­be stata una mascalzonata pubbli­carlo: maunatestimonianzaprezio­sadelclim­acherespiravalapiùdota­ta gioventù dell’epoca. Dopo il disa­stro della Seconda Guerra Mondia­­le, tranne qualche eccezione, per esempio una bella poesia di un co­munista sui generis come Franco Fortini, l’Italia scompare più delle lucciole. Punti di riferimento diven­tano l’antifascismo, che assume to­ni quasi metafisici in un poeta ten­denzialmente nemico dell’impe­gno come Montale, la Resistenza, la classeoperaia.L’«umileItalia»diPa­solininonèunaNazione, maunPae­se fatto di sensazioni viscerali, di di­sperati lampeggiamenti vitalistici. E oggi, nel XXI secolo, nel tempo della globalizzazione e della crisi econo­mica sovranazionale, ci potrà essere ancora una poesia civile? Galli della Loggia, lucido ma troppo spesso apocalittico, sembra pensare che con Le ceneri di Gramsci Pasolini chiudapersempreinuncimiterodi­s­perato il ciclo iniziato con I Sepolcri del Foscolo. Ignora Sanguineti, che diPasolinifuilcontraltare, cocciuta­mente materialista, ideologico e po­litico sino alla fine. Ignora Mario Lu­zi, che ha dato voce a un impegno di fortissimo carattere etico e spiritua­le con tutta una parte della sua ope­ra. E, cosa molto meno grave, ignora anche me, che ho scritto versi sulla democrazia in senso whitmaniano esulsacrificiodelgiovanepatriotair­landese Bobby Sands, convinto che unanuovapoesiaciviledebbasupe­rare gli steccati tra destra e sinistra, tra radicamento all’Italia e oblio del­­l’Italia. Civile perché rivendica il pri­mato dello spirito, della creatività umana, della bellezza: italiana per­ché crede ancora nella energia della nostralinguaerileggelanostragran­detradizio­neinunanuovaprospetti­va di letteratura globale.