Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  settembre 27 Martedì calendario

Tra le carte della nonna un tesoro nascosto - Il tesoro non è gelosamente cu­stodito in un vecchio baule di le­gno sepolto sotto la «x»

Tra le carte della nonna un tesoro nascosto - Il tesoro non è gelosamente cu­stodito in un vecchio baule di le­gno sepolto sotto la «x». E per tro­varlo non servono né mappe né av­venturieri. Basta avere pazienza, e rovistare fra le vecchie carte di fa­miglia. Magari nel cassetto del co­mò. Perché è proprio così che cen­tin­aia di italiani sono diventati mi­lionari. Milionari potenziali, per il momento.In attesa che un’udien­za fissata per il 21 dicembre al tri­bunale di Roma non riconosca lo­ro il diritto di trasformare il vec­chio libretto di risparmio aperto dal nonno 60 anni prima in banco­note nuove di zecca. Sono proprio i libretti postali, i certificati di credito e i buoni po­stali i tesori nascosti nelle nostre case. Nella maggior parte dei casi sono stati aperti da nonni o zii che, per assicurare un po’ di tranquilli­tà ai loro cari, hanno depositato una parte dei propri risparmi: ci­fre comprese fra 500 e 7mila lire. Con il passare degli anni, però, i li­b­retti sono stati dimenticati persi­no dai propri titolari. Sono finiti in fondo a un cassetto insieme a cu­muli di carte ingiallite. Per essere scoperti mezzo secolo dopo dagli eredi, che a conti fatti si ritrovano fra le mani cifre comprese fra 300mila e due milioni di euro. Negli ultimi mesi i ritrovamenti si sono moltiplicati, così come i «no» da parte della Banca d’Italia, che si rifiuta di pagare il capitale con gli interessi. I libretti - scandi­scono ogni volta allo sportello ­scadono dopo 30 anni, ai quali de­vo­no essere aggiunti altri 10 di pre­scrizione. Tradotto: dopo 40 anni non valgono più nulla. Per questo centinaia di persone si sono rivol­te agli avvocati, riunendosi in una class action dal nome evocativo: «Libretti antichi». Il 21 dicembre ci sarà la prima udienza al tribuna­le di Roma. «Non sappiamo come andrà - spiega l’avvocato titolare della causa, Anna Orecchioni - , ma ci sono basi solide che ci fanno sperare per il meglio. La prescri­zione di un diritto decorre, infatti, dal momento in cui il titolare è in grado di esercitarlo. In questo ca­so, si tratta di persone che hanno scoperto i libretti pochissimi mesi fa. Quindi riteniamo che debbano recuperare i loro soldi». Alla causa di gruppo partecipa­no circa 300 persone. Molte altre hanno scelto di correre da sole. «Tutti hanno scoperto per puro ca­so, nell’abitazione di parenti or­mai defunti, questi risparmi- pro­segue il legale- . Si tratta di somme relativamente piccole, che però calcolando almeno 50 anni di inte­­ressi, rivalutazione e capitalizza­zione hanno raggiunto cifre in cer­ti casi milionarie». È il caso di un 58enne di Barisciano, in provin­cia de L’Aquila. Lui, unico erede di una zia materna, ha scoperto per caso alcuni buoni postali che giacevano alle Poste dal 1954. Il va­lore nominale è 150mila lire, quel­lo reale - oggi - è circa due milioni di euro. C’è poi un si­gnore di Belvedere Marittimo (Cosenza). Si chiama Francesco Carrozzino e pochi mesi fa nel cassetto di un comò a casa del nonno ormai scom­parso ha trovato un buono postale da 500mila lire aperto nel 1973 che oggi vale 500mila euro. Sempre in Calabria, a Catanza­ro, Francesco Canino ha ritrovato un libret­to di risparmio posta­le con un deposito, fatto nel lonta­no 1946, di 500 lire. Adesso vale 300mila euro. Mentre, ancora nel­la stessa regione, Severino Setti­mio­ha recuperato un buono frut­tifero sul quale erano state deposi­tate diecimila lire. Il libretto è sta­to aperto nel 1957, per questo adesso vale non meno di 800mila euro. Infine a Foggia una donna ha ritrovato a casa di suo padre un libretto a lei intestato da 5mila li­re. Valore attuale dopo 48 anni: 800mila euro. «I casi come questi sono centinaia - conclude l’avvo­cato - . Si tratta di una causa unica nel suo genere in Italia. Se dovessi­mo vince­rla si aprirebbe un prece­dente importante in questa mate­ria ».