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 2011  settembre 27 Martedì calendario

VITA DI CAVOUR - PUNTATA 199 - LACRIME DI GARIBALDI

La spedizione per la Sicilia rischiava di partire senza armi.

Si salvarono grazie a La Masa, quello che era andato da Cavour. Vennero a sapere che preparava una spedizione e fu facile convincerlo che era meglio organizzare un viaggio solo, duce Garibaldi. Quando arrivò La Farina, che doveva dare a La Masa i denari e le armi, lo portarono direttamente a Villa Spinola. La Farina, dopo aver ascoltato il generale, promise di consegnare a lui i mille fucili della Società Nazionale che erano destinati a quell’altro. Poi scrisse di corsa a Cavour, ma il conte ricevette la lettera il 24 aprile mattina, quando aveva già parlato con Sirtori e s’era reso conto della situazione.

Siamo tornati all’incontro con Sirtori, che annuncia a Cavour la partenza di una nave per la Sicilia.

Sirtori aveva combattuto con Garibaldi ed era uno strano tipo di democratico-moderato. Aveva rotto con Mazzini ai tempi del Comitato europeo, quando il Comitato europeo s’era fatto apertamente repubblicano. Poi aveva aderito alla linea Manin e infine s’era concesso qualche civetteria col murattismo. Adesso era venuto soprattutto perché non aveva fede in quell’avventura. Lo disse: stiamo per partire e sono pieno di dubbi. Spiegò che tutto si sarebbe svolto con la parola d’ordine «Italia e Vittorio Emanuele». Dunque, niente Mazzini, niente stranezze. Avrebbero invaso la Sicilia e nello stesso tempo, da nord, le Marche e l’Umbria... «Se lo tolgano dal capo» disse Cavour «se entrano nello Stato pontificio mi alleerò col papa...». Sirtori capì che c’era di mezzo la Francia. Però Cavour non aveva detto nulla sull’altra parte del piano, quella che riguardava la Sicilia. «Lei pensa che non ce la faremo». «Secondo me li prenderanno tutti». Disse ancora che non dovevano partire, che era un rischio enorme per loro, per il governo. Infine lo congedò. Sirtori uscì con la sensazione di aver ottenuto qualcosa.

Questo accadeva il 24 aprile. E undici giorni dopo...

Nei giorni successivi tutto sembrò tramontare. Le notizie dalla Sicilia non erano buone. Ma venne anche il Motto, che era stato sull’isola fino a ieri, e lo portarono dal generale. Aveva una lettera di Rosolino Pilo. Disse che stavano vincendo. «Ma se stamani ho letto...». «Generale, pochi giorni fa partii. Il Borbone non potè recuperare così presto». Era tutto fremente. «Generale, ci vuole il vostro nome, il vostro braccio». Garibaldi fece una risatina. «E la Francia? E Cavour?». Scosse il capo. «Quanti sareste?». «Tre o quattromila». «Troppi. Meglio esser di meno, ma buoni». Era ancora incerto. Mandò a chiamare Fauché, quello della Società Rubattino. «Se invece di un vapore ce ne volessero due?». «Si può fare». «E come?». «Stavo allestendo il “Piemonte”, preparerò anche il “Lombardo”». Il «Lombardo» era il più bel vapore della flotta Rubattino. Restò colpito da quella tranquillità. «Secondo lei potremmo farcela». «Io dico di sì». Tornò La Farina, ricominciò la predica. Non è che Garibaldi non capisse che l’impresa era folle. Ma intorno c’era un tale entusiasmo! In città non si parlava d’altro, era pieno di tipi venuti da ogni parte, soldati che avevano disertato, tutta gente che voleva solo imbarcarsi. La Farina prese da parte Vecchi, il padrone di casa. «Sai che Cavour potrebbe farlo arrestare?». «Per l’amor di Dio, il signor conte ci pensi, sarebbe un passo tremendo...». «Lo si metterebbe ad Alessandria, nella cittadella, non sarebbe veramente una prigione». «No, no, considera il fatto degli amici che si son radunati qui, pieni di fede». «Ma, Augusto, ti rendi conto se si scopre la complicità del governo? Lo capisci che già facendovi partire siamo responsabili? E Canofari sa tutto!».

Canofari?

Era il ministro di Napoli a Torino. Ma pareva proprio che non sarebbero partiti. Le notizie dall’isola peggiorarono ancora. Crispi portò un telegramma di Nicola Fabrizi. « Malta, 26 aprile 1860. Completo insuccesso nelle provincie e nella città di Palermo. Molti profughi raccolti dalle navi inglesi giunte da Malta ». Garibaldi aveva gli occhi pieni di lacrime. Si chiuse in camera sua. La Masa voleva partire lo stesso, anche senza il generale. Allora Crispi e Bixio andarono a parlargli. Ma non c’era modo di persuaderlo. Poi dissero a La Masa di non fare il minchione, senza Garibaldi non si va da nessuna parte. Garibaldi si fece comprare il biglietto per tornare a Caprera. « Caro Fauché, mi potreste fare il favore di farmi lasciare all’isola di Santa Maria dal vapore che parte mercoledì per Porto Torres? Oppure vi è qualche vapore straordinario per la Maddalena? ». Mentre preparava i bagagli c’era quell’aria di smobilitazione, stavano tutti a guardarlo con le mani in tasca...