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 2011  settembre 27 Martedì calendario

Mediaset rischia la prescrizione Testimoni tagliati - La prima udienza di ripresa del processo Mediaset dopo la pausa estiva è uno scoppiettante compendio del destino dei processi contro Silvio Berlusconi

Mediaset rischia la prescrizione Testimoni tagliati - La prima udienza di ripresa del processo Mediaset dopo la pausa estiva è uno scoppiettante compendio del destino dei processi contro Silvio Berlusconi. Da una parte la consapevolezza che anche per questo dibattimento, iniziato almeno cinque anni fa, tra sospensioni, ritardi e rinvii, la prescrizione è alle porte (febbraio 2013). Non a caso il presidente Edoardo D’Avossa, davanti alle richieste dei difensori di rinviare un’udienza fissata per mercoledì prossimo e dedicata a due testimoni della difesa da sentire tramite rogatoria all’estero, sbotta: «Questo è un processo a rischio prescrizione, non possiamo bloccarlo per una rogatoria, ci abbiamo messo anni per ottenerla!». Decidendo così di tagliare una decina di testimoni. Dall’altra la testimonianza, a tratti surreale, del presidente del collegio sindacale Mediaset fino al 2007, che ammette candidamente di aver certificato i bilanci, considerati falsi dall’accusa, basandosi esclusivamente sui rapporti delle società di revisione contabile. «A noi spettava solo la vigilanza». Che tipo di «vigilanza» tocca al pm Fabio De Pasquale verificarlo. Mai sentito parlare delle società Principal Communication e Principal Network Communication (le due finanziarie che si occupavano degli acquisti di diritti tv, ndr)? «Non ricordo assolutamente». Lei ricorda chi era il responsabile apicale dell’area diritti tivù di Mediaset? «Non lo ricordo, sinceramente». Sapeva che c’era un ufficio di Lugano che trattava gli acquisti? «No, non lo sapevo...». Mi scusi, ma stiamo parlando di centinaia di miliardi di lire in acquisti di titoli cinematografici e lei non ne sapeva niente? «Mmmmhh...». Peccato che ieri Silvio Berlusconi, qui imputato per frode fiscale per i presunti fondi neri creati con la compravendita dei diritti cinetelevisivi, non sia stato presente, trattenuto a Roma da impegni politici. Perché da buon imprenditore sarebbe trasecolato nel sentire che l’ex presidente del collegio sindacale della sua società, il commercialista Achille Frattini, ovvero l’uomo che avrebbe dovuto controllare la regolarità dei conti del Biscione, sembrava aver trascorso dieci anni della sua vita professionale senza accorgersi per nulla del ricco giro d’affari che secondo l’accusa avrebbe fruttato al gruppo centinaia di milioni di euro extrabilancio. Un danno per la sua stessa azienda, a voler ben vedere. Eppure Frattini, che ritarda la sua testimonianza di almeno un’ora scomparendo dai corridoi del Palazzo di Giustizia («Scusate - dice quando finalmente si presenta in aula - ma sono stato avvertito solo una mezz’oretta fa e non ho avuto il tempo di prepararmi...») si limita a trincerarsi dietro i bilanci presentati da «importanti» società di revisione. Quali? «Sinceramente non ricordo. Ma non hanno mai portato alla nostra attenzione alcun problema di particolare rilievo». E del resto, come si accerta l’avvocato Niccolò Ghedini, «non abbiamo mai avuto problemi sull’acquisto dei diritti cinetelevisivi». Evidentemente per il responsabile della vigilanza sui conti di Mediaset, il fatto che per ogni acquisto del magazzino titoli della società vi fossero intermediatori e innumerevoli, talvolta oscuri, passaggi in società all’estero, da Malta, a Lugano, al Montecarlo, fino a gonfiare, secondo le accuse, di costi esorbitanti anche film come Totò contro Maciste (o simili) scaricando così l’imponibile del Biscione, non deve essere mai stato un grande problema. «Sì, abbiamo fatto delle raccomandazioni affinché ci fosse un controllo sull’elenco fornitori». Del resto, in un’ora e passa d’interrogatorio, il commercialista compie il miracolo di riuscire a non fare mai un nome delle persone con cui necessariamente aveva a che fare in Mediaset. Ma lei, gli chiede il pm, con chi parlava in Mediaset? «Con quelli dell’area acquisti». Ma chi erano? «Non ricordo».