Giovanna Gabrielli, il Fatto Quotidiano 27/9/2011, 27 settembre 2011
IL FATTO DI IERI - 27 SETTEMBRE 1968
L’energia degli hippie dell’East Village di New York, il misticismo dell’Era dell’Acquario, la ribellione a ritmo di rock contro Dio, patria e famiglia, l’esaltazione del sesso libero e dello sballo, la protesta urlata contro la guerra in Vietnam. “Hair”, leggendario Tribal Love Rock Musical sbarca al Shaftesbury Theatre di Londra il 27 settembre ’68. Dopo cinque mesi di repliche trionfali a Broadway, lo show simbolo della controcultura dei figli dei fiori, arriva in Europa col suo cast multirazziale e la sua carica travolgente. Colori, fumi, nudi collettivi in penombra, chiome fluenti e incolte, ed è subito delirio e scandalo, a Londra come negli States. A creare il più euforico dei manifesti-rock, James Rado e Jerome Ragni, due outsider dell’Actor’s Studio, su ritmi jazz, soul e funk del canadese Galt MacDermott. L’inno alla pace, all’amore, alla nudità dei corpi, in cui si esulta “per la bellezza, lo splendore, la meraviglia dei miei capelli”, è servito. E tornano in mente le canzoni cult, Let The Sunshine In, Aquarius, Walkin In Space, il fumo di gruppo di hashish, le cartoline precetto per il Vietnam bruciate al Central Park dagli hippie pacifisti. Il mondo di Hair, opera-rock senza tempo.