Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  settembre 27 Martedì calendario

INSEGUENDO LE TRACCE DEL PROFUMO I PINGUINI RITROVANO IL PARTNER

Il pinguino ritrova il partner seguendone il profumo. Non importa se è stato lontano per tanto tempo a caccia di cibo. Il naso è la sua bussola verso casa. E così annusando in giro l’uccello acquatico è in grado di rintracciare il/la compagno/a, o la famiglia, in mezzo alla colonia di migliaia di individui. L’odore fa la differenza. Ogni singolo pinguino possiede un profumo personale, diverso da quello degli altri, emanato dall’olio (prodotto dalla ghiandola uropigiale) che usano per lisciare le piume.
«L’olfatto è il meccanismo principale per riconoscere gli amici dai nemici e i parenti dai non parenti — spiega Heather Coffin dell’Università di Chicago, a capo dello studio pubblicato sulla rivista Plos One — in questo modo evitano relazioni tra consanguinei all’interno della colonia». Secondo Coffin tutte le specie di uccelli hanno un naso «da segugio», più sensibile di quanto abbiamo immaginato finora. Anche se notarlo sui pinguini è stato più facile, visto che vivono in colonie di migliaia di animali.
«La capacità olfattiva degli uccelli era già nota — sottolinea Enrico Alleva, presidente della Società italiana di etologia —, per esempio i colombi viaggiatori tornano al nido seguendo informazioni olfattive, mentre condor e avvoltoi sentono l’olezzo delle carcasse putrescenti. La novità è che grazie all’odore i pinguini riconoscono il partner».
Per verificare questa teoria i ricercatori hanno impregnato un ambiente, una specie di canile, con l’olio di pinguino. Risultato: i soggetti che hanno riconosciuto l’olio come familiare hanno sostato più tempo nel canile, in cerca della dolce metà. Insomma, l’olio ha un potere seduttivo, forse pari a Chanel n. 5 su Marylin Monroe. Non a caso gli studiosi pensano di usare il «metodo olfattivo» come una sorta di richiamo per volatili, per attirare gli uccelli verso aree protette o da ripopolare.
«Un sistema di questo genere è stato impiegato a fini commerciali nei salmoni — commenta Alleva — ai quali venivano "imprintati" certi odori da piccoli, in modo che da adulti potessero ripercorrere gli stessi fiumi caratterizzati da quelle fragranze. Nei salmoni ha funzionato, negli altri animali è tutto da accertare».
Paola Caruso