Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  settembre 27 Martedì calendario

EVASIONE PER MEZZO MILIARDO. NELLA LISTA MARCELLA BELLA —

Geniale eterogenesi dei fini: il condono fiscale del 2001/2002, pensato dal governo Berlusconi-Tremonti per far rientrare in Italia i capitali illecitamente esportati, è stato invece usato proprio per evadere il Fisco e nascondere allo Stato ben 190 milioni di euro. Compagni di viaggio, sempre all’estero, di altri 256 milioni di euro evasi invece con il meno ingegnoso e più tradizionale sistema delle fatture false.
È l’equivalente di una manovra economica da quasi mezzo miliardo di euro quella che esce dalla conclusione delle indagini dei pm Gaetano Ruta e Laura Pedio con il Nucleo di polizia tributaria della GdF di Milano sull’associazione a delinquere aggira-tasse contestata al consulente finanziario Mario Merello, al commercialista Siro Zanoni con studio milanese in via della Spiga, e all’avvocato e notaio svizzero Fabrizio Pessina. Nel suo computer nel febbraio 2009 venne sequestrata una lista di 500 nomi tra i quali una quindicina finiscono ora pure sotto inchiesta come evasori-clienti delle società architettate in Austria, Svizzera, Liechtenstein, Lussemburgo, British Virgin Island, Principato di Monaco e Stati Uniti per mettere al riparo del Fisco italiano redditi reali incomparabilmente più alti di quelli dichiarati.
«È un chirurgo plastico», «produce serrature e sistemi di sicurezza», «è l’erede di una azienda edile», «è una famiglia che commercia argenteria», «gestisce case di cura»: nella descrizione di Pessina, non ci sono nomi blasonati, ma una pattuglia di «cumenda» lombardi e industriali del Nord-est. C’è chi esagera piangendo la miseria di 3.600 euro l’anno ma in realtà possiede oltre dogana 7 milioni di euro, chi arriva a dichiarare 128.000 euro ma solo perché ne cela 3 milioni, chi con 85.000 euro pensa di quietarsi la coscienza per 17 milioni. C’è chi immagina che prospettare un reddito di 224.000 euro lo esima dal conteggiarne altri 12 milioni, chi straccia quasi tutti con 158.000 euro ufficiali contro 26 milioni veri all’estero, e chi infine batte ogni record dicendo al Fisco che guadagna 53.000 euro anziché i 39 milioni tenuti fuori confine.
Merello e Zanoni, racconta Pessina, «mi rappresentavano che le società loro clienti — generalmente a struttura padronale, familiare, o comunque ad assetto azionario ristretto — generavano utili soggetti a forte tassazione in Italia. La soluzione propostami da Merello era che tali società stipulassero le strutture negoziali da loro di volta in volta ideate in relazione agli spiragli normativi italiani che consentissero una riduzione del carico fiscale sugli utili». Ecco dunque l’importanza delle «professionalità» giuste. Ed è qui che compaiono Merello come procacciatore di clienti nel mondo del jet set, al quale sono da tempo sequestrati 22 milioni; Zanoni come ideatore delle complesse operazioni finanziarie; e Pessina (arrestato due anni fa con l’industriale delle bonifiche ambientali Giuseppe Grossi per il suo contributo a una frode fiscale di 27 milioni di euro) come legale svizzero incaricato della gestione delle società estere e della contabilità dei clienti. Tra essi l’indagine annovera anche la moglie stessa di Merello, la cantante Marcella Bella, che nella dichiarazione dei redditi relativa al 2002, omettendo di indicare la disponibilità di 9,4 milioni, avrebbe evaso 2 milioni e 543.000 euro.
Luigi Ferrarella