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 2011  settembre 27 Martedì calendario

TRAFFICO DI RENI, CHOC IN BANGLADESH

Le indagini della polizia del Bangladesh, che hanno portato nelle ultime tre settimane a smantellare una rete che or­ganizzava il traffico illegali di organi, stanno facendo lu­ce su un fenomeno che nel sovrappopolato Paese asia­tico ha avuto finora dimen­sioni sottostimate.
«Abbiamo scoperto che un gran numero di poveri dei villaggi hanno venduto loro reni per 150-200mila Taka (equivalenti a 2-3.000 dolla­ri). Abbiamo accertato che almeno 38 persone dell’area di Kalai hanno ceduto un lo­ro rene per denaro, ma sia­mo certi che questa è solo la punta dell’iceberg e che le vittime potrebbero arrivare a 200», aveva detto subito dopo i primi arresti il locale capo della polizia commen­tando la scoperta, a fine a­gosto, di un traffico incen­trato sulla remota area nord­occidentale di Kalai, a 300 chilometri dalla capitale Dhaka. Cinque le persone fi­nora incarcerate, uomini che cercavano donatori nel­le famiglie più povere. Per­sonaggi minori, di cui due a loro volta donatori di rene che prendevano di mira fa­miglie numerose dove an­che quattro-cinque membri vivono oggi con un solo re­ne, sovente in precarie con­dizioni di salute per le con­seguenze dell’intervento. Donazioni in molti casi nemmeno volontarie, ma e­storte con l’inganno.
Come confermato dal com­missario di Kalai, Fazlul Ka­rim, «si tratta di trappole ben congegniate in cui cadono non solo i più poveri ma an­che abitanti relativamente benestanti dei villaggi in cer­ca di denaro». Gli investiga­tori sono tuttavia risaliti ad altri personaggi, fino a indi­viduare medici, infermiere e uomini d’affari con pochi scrupoli che farebbero par­te dell’organizzazione este­sa anche sulla capitale a be­neficio, soprattutto, di citta­dini indiani, malesi e di Sin­gapore, disposti a pagare un alto prezzo per la speranza di una vita più normale.
La legge del Paese, tra i più poveri dell’Asia e del Mondo, consente la donazione – vo­lontaria e gratuita – solo tra consanguinei stretti o co­niugi, non la vendita o l’ac­quisto di organi.