Maurizio Stefanini, Libero 27/9/2011, 27 settembre 2011
LA GUERRA IN LIBIA CI COSTA SETTE VOLTE DI PIÙ
Di nuovo, un possibile stallo della Guerra di Libia sta venendo sbloccato dalle forze aeree della Nato, che con tre giorni consecutivi di martellamento sulle difese di Sirte sono riusciti a far entrare le forze anti-gheddafiste anche nella roccaforte natale del raìs. Ma sebbene i ribelli del Cnt siano entrati nella città sabato da sud e da ovest, ancora i combattimenti continuano furiosi nei quartieri orientali, da dove si levano dense colonne di fumo nero. Migliaia di civili stanno dunque fuggendo, anche perché a parte le bombe che cadono e le pallottole che volano nella città non c’è più né cibo, né acqua, né benzina, né elettricità. Ed è inferno anche a Bani Walid, l’altra roccaforte gheddafista a 170 km da Tripoli. Fallite le trattative e l’assalto della fanteria, distratta l’aviazione dal fronte di Sirte, gli anti-gheddafisti stanno cercando di ammorbidire quella che loro stessi ammettono essere una “forte resistenza” con un intenso martellamento di artiglieria pesante, appoggiata da carri armati e cannoni antiaerei. Insomma, il comandante Mohamed Al-Seddiq spiega che ci vorrà almeno un altro paio di giorni, prima di assistere a un nuovo tentativo di assalto risolutivo.
Nel frattempo, c’è un piccolo giallo sulla sorte della famiglia del raìs, con la notizia degli otto Gheddafi che sabato sarebbe partiti dall’aeroporto internazionale Houari Boumédienne alla volta dell’Egitto. Il governo del Cairo ha subito smentito, ma resta l’impressione di gravi problemi tra i Gheddafi e l’Algeria. Dopo la focosa dichiarazione di Aisha Gheddafi sul padre che combatte in prima linea e contro i “traditori” del Cnt, e il disappunto espresso dal ministro degli Esteri algerino Mourad Medeleci dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. «Non posso che esprimere la mia sorpresa davanti a una tale dichiarazione che viene da una donna che l’Algeria ha accolto, con il resto della sua famiglia, per ragioni umanitarie».
Resta dunque l’incertezza su quando si potrà dichiarare la fine della guerra. Dopo il rinnovo per altri tre mesi della missione alla Nato si stanno rifacendo i conti. In Italia la Lega chiede di terminare la missione a settembre, e in Inghilterra la prima pagina del Guardian aggiorna i costi del conflitto a 1,75 miliardi di sterline: almeno sette volte più delle stime governative, e quel che è peggio in netto contrasto con quello che il governo di Londra sta dicendo. La primissima stima del Cancelliere dello Scacchiere George Osborne, equivalente britannico del ministro delle Finanze, era stata di qualche decina di migliaia di sterline, e a giugno il governo aveva parlato di 260 milioni, ma l’incrocio tra le risposte a interrogazioni parlamentare e i dati della Raf aveva fatto calcolare a Francis Tusa, direttore di Defence Analysis, una cifra ben più alta.
Da comparare con i 700 milioni di euro di cui aveva parlato il capogruppo della Lega in commissione Finanze della Camera Maurizio Fugatti, intervenendo nella discussione generale sul Def. Mentre l’Ansa stimò un costo di 130.000 euro al giorno per la portaerei Garibaldi, 9000 euro all’ora di volo per ognuno degli 8 caccia imbarcati (minimo 5 ore di missione), 60.000 al giorno per la fregata Libeccio, 40.000 per la rifornitrice Etna, 15.000 per il pattugliatore Comandante Bettica. Quanto all’aeronautica, ognuno dei 4 caccia Eurofighter impegnati viene 61.000 euro all’ora, mentre i 5 Tornado arrivano a 28.000. Insomma, di che raddoppiare il mezzo miliardo preventivato dal ministro La Russa. Su un piano globale, a maggio era stata stimata per tutta la Nato una spesa da 140 milioni di euro al giorno. Con una calcolatrice in mano e ricordando che l’intervento è iniziato il 19 marzo, ulteriori cifre le può calcolare il lettore.
Intanto che i combattimenti continuano, Gheddafi si nasconde e i soldi vengono bruciati, il Cnt ha intanto ulteriormente rinviato la formazione di un governo provvisorio. Pare che non ci sia ancora un accordo, e d’altra parte fino a quando si continua a sparare i militari continuano a essere legittimati a gestire la situazione. D’altra parte, militari stanno gestendo anche la transizione in Egitto e Tunisia. La differenza è che lì si tratta di regolari, mentre in Libia c’è un esercito rivoluzionario composto da un cocktail di militari regolari passati dall’altra parte e volontari partigiani.
Maurizio Stefanini