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 2011  settembre 27 Martedì calendario

CORSIVI

Senta Di Pietro, basta. Sul serio. Lei è libero di fare tutte le buffonate che vuole - le ha già fatte quasi tutte - ma la rivalutazione di Craxi no, quella non può farla, nel senso che è proibito a lei personalmente. Lei dirà: io sono libero di rivalutare chi voglio, e benissimo, ma allora io sono libero di dirle che se non la pianta, prima o poi, volano schiaffi. Poi mi quereli, mi denunci, mi mandi una squadra di molisani sotto casa: correrò il rischio. Ma Craxi no, se ha bisogno di differenziarsi da Bersani e da Vendola ricorra ad altri espedienti, se vuole riciclarsi come figura di sintesi s’inventi un altro riferimento: lei resta quello che ha mendicato dai craxiani prima di arrestarli, che al processo Cusani interrogò Craxi con la deferenza di un pastore maremmano, che definì «foruncolone» le piaghe da diabete che ne accelerarono la morte, insomma lei resta lei, Craxi resta Craxi. Politicamente, poi, associarsi a una figura del genere rischia di ricordare che si stava meglio quando si stava peggio, e che bene o male, con lui, con tutti i suoi errori, esisteva una politica, un Parlamento, una politica estera e, se non disturba, che sotto il suo governo raggiungemmo il quinto posto tra i paesi industrializzati. Craxi è già nella stessa Storia che intanto sta spazzando via lei. Quindi buono, Di Pietro. Cuccia.