Roberto Giardina, ItaliaOggi 27/9/2011, 27 settembre 2011
I SUICIDI DEVONO PAGARE I DANNI
È una notizia non facile da commentare, ma è utile per capire come funziona la giustizia in Germania. Un uomo che si tolga la vita gettandosi sotto un treno, o meglio la sua famiglia, è responsabile per i danni provocati? E la stessa domanda si pone per chi si uccide lanciandosi contro una vettura sull’autostrada, provocando magari un grave incidente.
Nel gennaio del 2009, un giovane poco più che ventenne si suicidò facendosi investire da un treno dalle parti di Norimberga, poco dopo l’una di notte.
Alla guida del convoglio si trovava Winfried Hengesbach, 52 anni. Inutile il tentativo di frenare in extremis. Il macchinista riportò a sua volta un grave shock, e per due anni ha tentato di superare il trauma. Si è dovuto mettere in malattia, tormentato da incubi e insonnia. Ha diritto a un risarcimento dei danni?
Per la verità, il ferroviere non ha osato citare i genitori del giovane suicida. È stata un’iniziativa della moglie. «Capisco che la mia decisione possa aver provocato delle critiche», ha spiegato la signora, «ma tutta la nostra famiglia soffre a causa delle condizioni psicologiche di mio marito. Lui non ha nessuna colpa dell’accaduto, non avrebbe mai potuto salvare quel povero ragazzo. Però è giusto che noi si venga risarciti». La signora Hengesbach ha chiesto 15 mila euro.
Un caso imbarazzante per la giustizia tedesca. Il giudice, Frau Jana Lux, ha cercato di trarsi d’impaccio invitando le parti a un compromesso extragiudiziario. La somma richiesta, inoltre, le sembrava eccessiva: «Non ogni dolore ha diritto a un risarcimento», ha commentato. «Tutti pensano alle vittime, ai suicidi», ha ribattuto l’avvocato della signora, «ma il macchinista ora ha gravi problemi nello svolgere il suo lavoro. Non può andare in pensione, deve continuare la sua attività, ma ha paura di guidare di notte, e deve resistere al riflesso di frenare ogni volta che scorge un’ombra lungo la linea ferrata».
Il legale dei genitori del suicida ha sostenuto che «investire qualcuno che si voglia togliere la vita fa parte del rischio professionale di un macchinista». In base alle statistiche, c’è la probabilità che durante la sua vita professionale investa tre suicidi. La reazione di Hengesbach sarebbe dunque eccessiva. In media, avvengono quasi tre suicidi al giorno lungo le ferrovie tedesche: per l’esattezza, in quel 2009, furono 875. Un forte aumento rispetto ai 714 dell’anno precedente. Si cerca di dare il minor risalto possibile ai suicidi per evitare un effetto imitazione. Ma dopo la morte del portiere della nazionale tedesca Robert Enke, nel novembre di due anni fa, notizia che fu riportata ovviamente con molto risalto, i suicidi sono aumentati in modo considerevole.
Un vertenza forse impossibile in Italia. In Germania, alla fine, il macchinista ha ottenuto 5 mila euro di danni da parte dei genitori del ventenne. Un monito per chi sia tentato di togliersi la vita? Evidentemente no. Ma viene sancito un principio. Si ha comprensione e pietà per il suicida, tuttavia non si possono dimenticare quanti vengono coinvolti dal suo gesto.