Goffredo Pistelli, ItaliaOggi 27/9/2011, 27 settembre 2011
QUEL PORTAVOCE COLLEZIONA GAFFES
Una figuraccia da annali della seconda repubblica, quella inanellata da Mariastella Gelmini sui neutrini fra il Cern di Ginevra e i laboratori del Gran Sasso. Un troppo solerte addetto stampa, non appena la notizia della scoperta (ancora da verificare del tutto) era stata battuta dalle agenzie, le ha sottoposto un comunicato in cui le si faceva ricordare come il contributo del ministero per la realizzazione dell’esperimento ammontasse a oltre 40 milioni di euro.
Col piccolo dettaglio che le microparticelle più veloci venivano fatte transitare in un ipotetico tunnel fra i due laboratori distantti oltre 730 chilometri. Gaffe che ha prodotto, fra sabato e domenica, un’ondata di scherno e di ilarità all’indirizzo della ministra, sbeffeggiata anche in rete. Nessuno si è però domandato chi le abbia confezionato un simile scivolone, ché anche il più acerrimo nemico politico è disposto ad ammettere che i comunicati la ministra non se li fa da sé. La responsabilità della gaffe spaziale dovrebbe allora essere del suo fido portavoce, Massimo Zennaro, padovano, classe 1973, che ne governa la comunicazione con piglio deciso. La Gelmini ne aveva apprezzato le doti professionali quando si ritrovò a coordinare Forza Italia in Lombardia. Molti pensavano che, approdando a un ministero addirittura doppio, l’avvocatessa di Leno (Bs) si sarebbe dotata di un addetto stampa d’esperienza, come già fece Letizia Moratti portandosi a Roma il giornalista Paolo Pesenti.Quando, nel settembre 2008, nominò Zennaro come direttore generale alla comunicazione, con 156mila euro lordi di stipendio, furono in molti a storcere la bocca: laurea in Scienze politiche, il portavoce poteva vantare solo un’esperienza come responsabile della comunicazione alle Politiche sociali del Comune di Milano, inquadrato con l’VIII livello amministrativo, e poi come direttore vicario della presidenza del consiglio comunale. Ma tant’è la ministra lo volle a Roma e lui debuttò sulla piazza ministeriale in gran scioltezza. Riconoscibilissimo, perché la tallonava dappresso come un disturbatore-tv alla Gabriele Paolini e per il suo aspetto inconfondibile: capello biondo e un po’ lungo sul collo, spesso ravviato all’indietro, abito scuro preferibilmente gessato.Con esordi difficili. A fine 2008, la Gelmini cominciava a mettere le mani sugli atenei e la strategia di comunicazione prevedeva toni polemici e accesi, battendo sulla parola «merito» come una grancassa: peccato che il suo esame da procuratore legale fosse andato a farselo nella lontana e poco selettiva Calabria. Poche settimane dopo, la ministra attaccava sulla proliferazione degli atenei, scagliandosi contro l’università sotto casa, lei che si era laureata a Brescia, una delle tante università sbocciate negli anni ’80. E sul fronte scuola le cose non andavano meglio, visto che ad annunciare il riordino dei cicli interveniva Silvio Berlusconi, ammettendo un deficit di comunicazione. Ma il portavoce continuava a godere della stima della ministra, forse soddisfatta della strategia: poche, pochissime interviste e in genere in contesti amici. O piuttosto monologhi, come quelli di YouTube, dove Zennaro spediva la ministra a parlare di test di ingresso, materie per la maturità, riforma. Unica defaillance nell’aprile scorso, a Ballarò, quando la Gelmini era s’era trovata in difficoltà di fronte ad alcuni dati dell’Economia sbandierati da Enrico Letta. Dieci minuti da brivido, con la ministra ad arrancare, negare, e lo studio a rumoreggiare. Seduto dietro di lei, il direttore-appariva terreo, impacciato, annichilito. Il tunnel elvetico-abruzzese incrinerà questo granitico rapporto di fiducia? Le righe sprezzanti uscite dal ministero sulla polemica, definita «ridicola», fanno pensare che il direttore-portavoce abbia brillantemente passato anche questa nuttata.