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 2011  settembre 26 Lunedì calendario

Ecco il Gadda ducesco che non avete mai letto - Fra i più intricati grovigli&gliuommeri della bio-bibliografia gaddiana,la«fascistità»del­l’Ingegnere è da tempo oggetto di appassio­nate discussioni giornalistiche e sottili di­squisizioni filologiche: fu un fascista entusiasta poi pentitosi

Ecco il Gadda ducesco che non avete mai letto - Fra i più intricati grovigli&gliuommeri della bio-bibliografia gaddiana,la«fascistità»del­l’Ingegnere è da tempo oggetto di appassio­nate discussioni giornalistiche e sottili di­squisizioni filologiche: fu un fascista entusiasta poi pentitosi. No, fu un fascista opportunista e poi antifa­scista arrabbiato. No, fu un fascista anti-conformista e poi antifascista per convenienza... Assodato che Car­lo Emilio Gadda ( 1893-1973) fu tesserato fascista del­la primissima ora e che dopo la caduta del Regime scrisse le pagine più divertenti e dissacranti sul «duci­smo » di cui possa vantarsi la letteratura italiana, rima­ne ancora un bel pasticciaccio distinguere con esattez­za quando e quanto fu egli fascista: da una parte c’è il giornalista che firmò fra il ’32 e il ’41 i pezzi inneggianti ai Littoriali e che ottenne sussidi dal Regime fino al ’42; e dall’altra c’è lo scrittore che ci ha lasciato il mirabilis­simo e antifascistissimo Eros e Priapo , iniziato nel ’45 e dato alle stampe nel 1967, un anno prima della cele­bre intervista- confessione rilasciata a Dacia Maraini: «Solo nel ’34, con la guerra etiopica, ho capito vera­mente cos’era il fascismo e come mi ripugnasse». Ora, sulla cognizione del fascismo gaddiano - que­stione spigolosissima ritenuta ancor oggi fastidiosa da certa stampa e dalle intelligenze progressiste- in­terviene a braccio teso il nuovo numero della ri­vista I Quaderni dell’Ingegnere . Che, anche questa volta,offre ai golosi dell’opera gaddia­na un ricco menù: aggiornamenti bibliogra­fici, documenti rari e scritti inediti. Tra i qua­li due testi «apologetici» tratti da Il Quader­no di Buenos Aires , steso da Gadda tra il ’23 e il ’24, durante il suo soggiorno argentino: Il Fascismo in America e Il Fascismo senza dot­trina . Due scritti che dicono molto su Gadda, poche volte così esplicitamente fascista. E anco­ra più importante, per lucidità e profondità criti­ca, è il saggio di Guido Lucchini che fa da commen­toal Quaderno . Spazzando via capziosi e sterili di­stinguo, Lucchini spiega molto bene i rapporti del­lo scrittore milanese con il regime di Mussolini e la sua idea di fascismo. Poche pagine, chiarissi­me, che dovrebbero essere lette e recensite da co­loro che preferiscono glissare sugli articoli del giovane Ingegnere in appoggio alla politi­ca­e alle istituzioni del Regime così co­me sui primi romanzi dello speri­mentale scrittore grondanti apprez­zamenti per l’audacia del Fascismo, sia movimento sia regime. «L’antisocialismo e il fascismo del giovane Gadda- scrive Lucchini- so­no dati irrefutabili, ormai largamen­te noti... Iscritto antemarcia al Pnf, nel 1921, Gadda, già nazionalista e fe­rocemente antigiolittiano, condivi­se del movimento senz’altro il culto della nazione e il militarismo, tipici dell’uomo d’ordine». Soprattutto, dopo aver ricordato un’antipaticissi­ma pagina antisemita del ’25 tratta dal Racconto italiano e dato conto dell’«impressionante» celebrazione di Mussolini contenuta negli scritti propagandistici degli anni Trenta («Mai, forse, nella storia del mondo, si è verificata una figliazione tecnica così celere, diret­ta, e completa, come quella che il Duce prepara dal­l’Italia all’Etiopia »,scrive Gadda su L’Ambrosiano nel giugno 1936), Lucchini mette un punto fermo nella prolissa e confusa discussione sul Gadda (anti)fasci­sta. Per nulla vissuto passivamente o «narcissistica­mente », e tanto meno elemento «accidentale» della sua vita e della sua opera, il fascismo di Gadda- conser­vatore e interventista- è al di sopra di ogni giustificazio­ne: «Il disgusto per la dittatura-scrive Lucchini-è mol­to­tardivo e comunque si limita all’invettiva contro i la­ti più grotteschi e beceri del regime e del suo fondato­re, non ne critica mai gli aspetti sostanziali».Scioglien­do così, speriamo una volta per tutte, e i grovigli& gliuommeri dell’Ingegner fascista. Luigi Mascheroni *** Dal nuovo numero dellarivista «I Quaderni del­l’Ingegnere »,pubblichiamoalcunistralcidell’ar­ticolo ( mai pubblicato)«Il Fascismo in America» scritto da Carlo Emilio Gadda tra il 1923 e il 1924. Qui in Sudamerica non capiscono la necessità della rivoluzione fascista - Non si può dire che il fascismo abbia una buona stampa pres­so i quotidiani di Buenos Aires che escono in lingua italiana. Uno di questi, che rinuncio a nominare, rap­presenta la costituzione morale e men­tale dei bolscevichi locali, e compie a perfezione il suo dovere di rappresen­tante di essi. Il latrato e la contumelia so­no espressioni nobilissime del sentire umano, qualora vengano comparate con la calunnia, la menzogna e la diffa­mazione. Ben volentieri quindi regi­streremmo, se lo potessimo, che l’ac­cennato quotidiano si limita a latrare contro coloro che la pensano diversa­mente da lui.- Gli altri due e cioè «Il Giornale d’Italia»e «La Patria degli Ita­liani »,hanno tenuto,dall’inizio del go­verno fascista, un diverso contegno. [...] Riteniamo in generale che la «Pa­tria » rispecchi lo stato d’animo della gran parte de’ suoi lettori,per cui la rivo­luzione fascista non sembra rivestire quel carattere di «necessità» che ebbe per quanti di noi, reduci dalla guerra, abbiamo vissuto il triennio 19-22 in Ita­lia. Diciassette mila kilometri sono pure qualche cosa anche se per­corsi dagli All America Ca­bles. Molti italiani di qui ve­dono nel fascismo un’impo­sizione audace di pochi: una costruzione politica di carattere effimero, che oggi domina la vita italiana con la novità e la potenza del suo atteggiamento, che domani rien­trerà nel magazzino dei giochi pittore­schi e bizzarri con cui ha giocato la sto­ria degli uomini. A questa gente è conosciuta solo dal­la lettura la tragica umiliazione dei re­duci del 18,la gazzarra parolaia dei do­mi­natori del 19 e del 20 che freschi d’im­pudenti energie, si accanirono contro le classi della volontà e del sacrificio, dello studio,dell’organizzazione,esau­ste dalle ferite morali e materiali incon­trate nella guerra: è propriamente sco­nosciuta perciò la ribellione disperata e«necessaria»di queste classi contro ta­l­e dominio e contro le sue cause ideolo­giche. La ribellione prese il nome di fa­scismo ma la sua «necessità»è attenua­ta dalla distanza; non si sa bene perché ci sia, che cosa voglia, se la sua forza sa­rà duratura. I simboli e le categorie poli­tiche dello scorso ventennio sussisto­no tut­tavia nelle menti come espressio­ni della realtà odierna che viceversa s’è trasformata: lo stato, il liberalismo, le istituzioni patrie, la democrazia, il laici­smo, il libero pensiero. Me lo salutate voi lo statuto quando agli ufficiali del­l’esercito italiano si dava la caccia nelle vie di Milano? Quando il Comando del Corpo d’Armata di Milano era costret­to a consegnare gli ufficiali reduci nelle caserme in occasione degli scioperi, perché la loro presenza «non provocas­se » i bolscevichi? [...] *** *** *** Il Fascismo chiede alla società civile di rivalutare serenamente, direi scienti­ficamente, le questioni sociali poste sul tappeto da un settantennio di Storia Europea, e di cui le dottrine socialiste si erano fatto un monopolio di disserta­zione con caratteri prevalentemente emotivi. Nato coi caratteri di un moto religioso e politico, con la forza di una rivoluzione sentimentale, pare avviar­si ad una profonda riesamina di tutti i fatti e di tutte le attività sociali per addi­venire a conclusioni attivistiche circa la vita delle collettività nazionali e di queste nella collettività universale.- Se le sue energie non si esauriranno nelle diatribe di provincia, nei malumori in­dividuali, nei piccoli fatti e nelle picco­le quistioni paesane, esso è certamente destinato a recare un profondo rivolgi­mento nella vita del mondo.- [...] Mi pia­ce di notare per ora che, a parte la deni­grazione fattane dalla stampa politica di parte contraria, il fascismo ha desta­to nell’opinione pubblica argentina e [nei] maggiori quotidiani argentini un interessamento che va al di là del sem­plice dovere professionale. Carlo Emilio Gadda