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 2011  settembre 26 Lunedì calendario

Quanto ci piace chiacchierare (preferibilmente in ufficio) - «Andreaaaa!!!». Il capufficio chiama - invano - il travet

Quanto ci piace chiacchierare (preferibilmente in ufficio) - «Andreaaaa!!!». Il capufficio chiama - invano - il travet. Ma lui non risponde. La sua è una «pausa­caffè » che dura, mediamente, quan­to l’intero orario di lavoro. E poi, quando finalmente il desaparecido tona al proprio posto, eccolo inizia­re a parlottare amabilmente, fedele al motto reso celebre dalla Ferillo­na nazionale: «Quanto sci pia sce chiacchierà!», scandito con impec­cabile dizione romanesca. I soliti italiani (meridionali?) scansafatiche, penserà qualcuno. Invece no. I campioni del blabla da scrivania sono gli irlandesi; seguiti dai tedeschi (skanovisti sì, ma della ciancia oltre che della birra); dagli svedesi (altro che popolo freddo, quando c’è da bisbigliare si scalda­no alla grande); chiudono la classifi­ca del pissipissi, i nostri connazio­nali che, con i loro miseri 21 minuti netti di pettegolezzi, fanno la figura dei gran faticatori. Tutto ciò dando per buoni i dati tratti dall’«indagine internazionale» curata da lastminu­te. com, condotta su un campione di nove paesi europei. Cifre che han­no portato ( immaginiamo attraver­so calcoli piuttosto cervellotici) per­fino a quantificare il danno che que­ste chiacchiere causano­ in termini di ore lavorative- alle aziende italia­ne. Tenetevi forte, perché la mazza­ta è notevole: 83 milioni di euro al­l’anno, praticamente una mini ma­novra finanziaria (specialità di cui l’Italia detiene il record mondiale). Ma qual è l’argomento principe della ciarla che scatta immediata­mente dopo aver timbrato il cartelli­no? «Una delle attività che attenua­no lo “stress da rientro“ al lavoro ­spiegano gli autori della ricerca - è senza dubbio la rievocazione delle vacanze appena passate, trascorse in spiaggia, in relax a bordo piscina o in qualche località da sogno». Le storie di viaggio che poi si rac­contano più volentieri a livello euro­peo sono aneddoti divertenti (49%), come essersi smarriti o dialo­ghi in lingue straniere improvvisa­te, mentre gli italiani hanno una pre­dilezione per le storie d’amore nate in vacanza (23%, la percentuale più alta in Europa) o per i racconti che li vedono in compagnia di persone in­­contrate durante il viaggio (36%). Dai dati diffusi da lastminute. com si scopre che nel descrivere le proprie vacanze «non si è sempre sinceri e spesso si tende a colorire il racconto» (insomma, si racconta­no balle clamorose). I più menzo­gneri? Sempre loro, gli insospettabi­li irlandesi: il 29% ammette di menti­re o di esagerare nel raccontare a colleghi e amici le proprie esperien­ze. Nella hit parade dei bugiardi se­guono tedeschi e spagnoli ( entram­bi con il 22%) e svedesi (18%); tra gli italiani solo il 17% dichiara di menti­re nel raccontare i propri viaggi: ana­l­izzando le risposte raccolte nel Bel­paese si scopre che coloro che mil­lantano più spesso sono uomini (8% contro il 4% delle donne) e sono soprattutto i più giovani ad ingigan­tire aneddoti e avvenimenti. Piccoli fanfaroni crescono.