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 2011  settembre 26 Lunedì calendario

Il marito cambia sesso ma non accetta il «divorzio di Stato» - È il caso di dire che l’amore è cieco

Il marito cambia sesso ma non accetta il «divorzio di Stato» - È il caso di dire che l’amore è cieco. Che gusto ci prova una mo­glie a dividere lo stesso letto con un uomo che diventa donna dopo il matrimonio? Ma, siccome, oltre che cieco,l’amore non ha confini, ecco la storia singolare, anzi uni­ca, di Alessandra (ex Alessandro) e di sua moglie. Tuttora felicemen­te conviventi nonostante le nozze siano state annullate dai giudici perché «i due coniugi sono dello stesso sesso». Ma la coppia di fer­ro non ci sta a queste evidenti de­duzioni giuridiche e si appella alla Cassazione per chiedere «giusti­zia » in tempi stretti. E se anche i su­premi giudici dessero loro torto sono pronti a bussare alla porta della Corte europea dei diritti per l’uomo. Ma questo è il percorso del futuro che dovranno intra­prendere per salvare il loro matri­monio, nato nel più classico dei modi, in chiesa. Alessandro Bernaroli si è sposa­to con l’allora fidanzata nel 2005, a Massa, con cerimonia religiosa. Lui è un ragazzo studioso, molto attento al proprio fisico, modella­to con lunghe sedute di body- buil­ding, innamorato della sua con­sorte. La coppia «normale» però, regge solo due anni. Poi, la trasfor­mazione. Nel 2007 con un viaggio negli Usa, Alessandro si sottopo­ne ad un intervento per il cambio della voce, l’anno dopo sceglie la Thailandia, per un’operazione di «riattribuzione chirurgica» del sesso. Ritorna dalla vacanza don­na, sposata con un’altra donna. Ora è Alessandra a tutti gli effetti e come tale pretende dall’anagrafe di Bologna di avere nuovi conno­tati nella carta d’identità. I funzio­nari perplessi si pongono però l’ovvia domanda:una volta diven­tata donna, Alessandra può anco­ra dichiararsi sposata con un’al­tra persona di sesso femminile? La risposta è pilatesca e i funziona­ri scrivono: «Stato civile non docu­mentato ». Questione irrisolta dunque, spedita dalla coppia al tribunale civile di Modena che se n’è lavato le mani sostenendo«l’impossibili­tà per un funzionario dell’anagra­fe di cancellare un legame giuridi­co ».La delicata questione passa al­lora ai magistr­ati d’appello che an­nullano l’unione visto che in Italia «non vi è riscontro di un matrimo­nio tra persone dello stesso ses­so ».I due non si perdono d’animo anche perché, al di là dell’aspetto affettivo, un matrimonio annulla­t­o significa anche la perdita di tut­ti i diritti che i Bernaroli avevano come coniugi, dalla comunione dei beni al mutuo sulla prima ca­sa. Insomma, grane burocrati­che. Da qui il ricorso in Cassazio­ne. Alessandra, prima bancario ora sindacalista della Fisac Cgil, spera ancora. «Abbiamo deposita­to ricorso in Cassazione e speria­mo di smontare pezzo dopo pez­zo la sentenza con cui la Corte d’appello di Bologna ha sciolto la nostra unione».I due contano di ri­solvere in tempi brevi. «Non è pia­cevole vivere in uno stato d’incer­tezza. Confidiamo nel giusto rico­noscimento del nostro diritto, ma saremo pronte, nel caso le cose non dovessero andare come chie­diamo, anche ad adire la Corte eu­ropea dei diritti dell’uomo». Ales­sandra non ci sta a rinunciare al suo matrimonio. E accusa. «Quel­lo deciso dalla Corte d’appello di Bologna è un divorzio di Stato. Ma io non mi arrendo. Io e mia moglie non vogliamo divorziare, non lo abbiamo mai voluto - assicura ­ma è quel che sta tentando di farci fare lo Stato che, guarda caso, ha modificato a giugno la legge sul transessualismo e ha stabilito che il cambio di sesso determina lo scioglimento del matrimonio».