Alberto Flores D’Arcais, la Repubblica 26/9/2011, 26 settembre 2011
IL GENIO DEL BASEBALL
Quando Billy Beane alla fine degli anni Novanta conobbe per la prima volta a Cleveland Paul DePodesta non poteva immaginare che quell´incontro avrebbe cambiato per sempre la storia del più amato sport americano. Del baseball William Lamar "Billy" Beane III, nato in Florida e cresciuto in California, credeva di sapere tutto. Da ragazzo gli era stata pronosticata una carriera da star, l´università di Stanford gli aveva offerto una sontuosa borsa di studio ma i 125mila dollari offertigli dai New York Mets chiusero la sua carriera universitaria ancor prima che iniziasse e gli spalancarono a soli 18 anni la porta del professionismo.
Non sempre i predestinati confermano le aspettative, nella Major League Billy giocò solo cinque anni, sempre a combattere per trovare (raramente) un posto da titolare. Ma il baseball lo aveva nel sangue così, a soli 28 anni, decise di passare dall´altra parte. Chiese al suo ultimo team, gli Athletics di Oakland, un posto come osservatore e di lì a pochi anni di quella squadra divenne il general manager.
Era il 1998 e la squadra di Oakland, la città che fronteggia San Francisco nella famosa baia si trovava alle prese con il suo problema si sempre, i soldi. Tristemente famosa per essere una delle città più violente degli States, con la sua popolazione a maggioranza afro-americana, i ghetti, la povertà (il 17 per cento sotto la soglia di sopravvivenza) e il terribile confronto con la ricca San Francisco della new economy, col baseball e con gli Athletics Oakland era alla perenne ricerca del riscatto.
Competere con i grandi e ricchi team della East Coast sembrava impossibile ma Billy Beane era sicuro che nel baseball la ricchezza da sola non poteva essere garanzia di vittoria. Nello sport americano e nel baseball in particolare le statistiche sono pane quotidiano e Billy, grazie al suo predecessore Sandy Anderson, si era appassionato alla cosiddetta ‘sabermetric´, lo studio del baseball (Sabr è l´acronimo per Society for American Baseball Research) attraverso "l´analisi delle statistiche, l´evidenza empirica e la conoscenza oggettiva".
Quando incontra Billy Beane, Paul DePodesta ha 27 anni, lavora per gli Indians di Cleveland ed è un vero patito della ‘sabermetric´. Tra i due scatta qualcosa, Billy convince Paul a seguirlo ad Oakland e insieme daranno vita a una straordinaria vicenda che è stata raccontata in un bel libro del 2003 di Michael Lewis (Moneyball: The Art of Winning an Unfair Game) e che adesso è diventato un film con Brad Pitt, Philip Seymour Hoffman, Robin Wright e Jonah Hill (negli Usa è sugli schermi da questo week end, nei cinema italiani uscirà l´11 novembre).
Per vincere un "unfair game", una partita ingiusta (a causa dei differenti budget tra squadre ricche e povere) Billy e Paul si affidano totalmente e nonostante lo scetticismo di quasi tutti (compresi i proprietari degli Athletics) alla "sabermetric". La squadra navigava in pessime acque, i risultati sul campo erano scoraggianti, i play-off un miraggio. I due decidono, analizzando le statistiche di ciascun giocatore e il budget a disposizione per i salari (circa 40 milioni di dollari, contro i 125 dei New York Yankees), che è necessaria una vera e propria rivoluzione iniziando dal reclutamento di nuovi giocatori. Non potendo corteggiare nessuna delle tante ‘star´ in giro sui "diamanti" degli States, Billy e Paul vanno alla ricerca di atleti di seconda e terza fascia, atleti che hanno voglia di riscattarsi e che sono pronti a mettersi in discussione fino in fondo. Dovranno essere pronti a cambiare ruolo senza protestare, ogni decisione dovrà essere messa al servizio della squadra. Sarebbe complicato (per chi non lo conosce il baseball e le sue statistiche sono difficili di per sé) dilungarsi sulle analisi del duo Billy & Paul, basta ricordare uno dei capisaldi della loro teoria: il dato che conta di più nel baseball è il numero di "out". La partita finisce matematicamente quando una delle due squadre completa i 27 "out", quindi occorre raggiungere questo obiettivo prima che lo faccia l´avversario.
"Odio perdere, più di quanto ami vincere", dice Brad Pitt-Billy Beane nel film. Nel 2002, dopo la "rivoluzione sabermetrica" gli Athletics raggiungono i play-off vincendo oltre cento partite. Paul DePodesta (che nel film viene chiamato Peter Brand per motivi legali) due anni più tardi viene assunto come general manager dei Los Angeles Dodgers. Billy Beane è oggi uno dei proprietari degli Athletics. La "sabermetric" viene adesso usata da tutte le grandi squadre di baseball.