Sergio Romano, Corriere della Sera 26/9/2011, 26 settembre 2011
LA DIVISIONE DI CIPRO, UN’ALTRA CRISI MEDITERRANEA
L’isola di Cipro è suddivisa in due Stati: la Repubblica di Cipro, aderente all’Unione Europea, e la Repubblica turca di Cipro del Nord, riconosciuta solo dalla Turchia. Leggiamo che la Turchia minaccia di bloccare qualsiasi relazione con l’Ue, qualora la Repubblica di Cipro dovesse assumere (come previsto) la Presidenza dell’Unione dal 1° luglio 2012. Quando mi recavo per lavoro (dodici anni orsono), la capitale Nicosia era divisa in due da un muro, sotto il controllo dell’Onu. Allora, questo tema divideva drasticamente in due anche gli abitanti della Repubblica di Cipro, fra coloro che erano favorevoli allo status quo e quelli che miravano alla riunificazione. Com’è la situazione oggi?
Attilio Lucchini
attiliolucchini@hotmail.it
Caro Lucchini,
Il muro è parzialmente crollato nel marzo del 2007 quando le ruspe hanno aperto un varco di sette metri nella zona di Ledra street, nel centro di Nicosia. Ma le due repubbliche sono ancora separate e i contrasti sono stati inaspriti in queste ultime settimane dall’inizio di esplorazioni petrolifere lungo la costa sud-occidentale del Paese, in acque territoriali della Repubblica greca. La Turchia sostiene che le risorse energetiche di questa area mediterranea (considerevoli, a quanto pare) appartengono a entrambe le comunità e ha minacciato di mandare nella zona alcune unità della sua flotta. Ma si è limitata per ora all’invio di un battello attrezzato per esplorazioni petrolifere nelle acque della Repubblica turca. Il governo di Ankara non ha torto e ha buoni motivi per lamentarsi del modo in cui l’Unione Europea, nonostante le sue buone intenzioni, ha gestito negli scorsi anni la questione cipriota. Ma certe mosse della Turchia riflettono il caratteraccio del primo ministro Erdogan più di quanto non rispondano agli interessi del suo Paese.
La crisi inizia nel 1974 quando la Turchia previene un colpo di Stato teleguidato da Atene occupando con le sue truppe la parte settentrionale dell’isola. Trent’anni dopo, nel 2004, la soluzione sembra essere a portata di mano. Il governo greco dell’isola (il solo riconosciuto dall’Europa) ha concluso i negoziati per l’adesione all’Ue: e l’Onu, dal canto suo, ha messo a punto un piano ragionevole per l’unificazione delle due repubbliche nell’ambito di uno Stato federale. Occorreva naturalmente che il piano venisse approvato dalle due popolazioni con un voto popolare. Ma nei due referendum dell’aprile 2004, il sì dei turchi (66%) si scontrò con il 76% dei no nella Repubblica greca. In un buon libro pubblicato dall’editore Einaudi negli scorsi mesi («Chi ha perso la Turchia?»), Marco Ansaldo ricorda che il voto, nella zona greca, fu pesantemente influenzato dalla campagna nazionalista del governo, da una propaganda «visceralmente antiturca» e dalla Chiesa ortodossa. Ad Atene, scrive Ansaldo, il primate di Grecia, arcivescovo Christodoulos, chiese ai fedeli di «pregare senza sosta» contro il piano «antipatriottico» per la riunificazione e definì i turchi, nel corso di una omelia, «barbari che non hanno posto nella famiglia cristiana dell’Europa».
L’Unione Europea e l’Onu furono molto irritate dal no dei greco-ciprioti, ma la prima non trovò gli argomenti e la forza per impedire che la Repubblica greca sottoscrivesse il trattato di adesione. Nei mesi seguenti il Consiglio europeo s’impegnò a stanziare fondi per lo sviluppo economico della parte turco-cipriota dell’isola, ma i greci di Nicosia, ormai seduti al tavolo dell’Europa, si servirono dei poteri di cui disponevano per ritardare e sabotare i finanziamenti. La Turchia dal canto suo reagì chiudendo i propri porti e aeroporti alle navi e agli aerei delle Repubblica greca. Da allora vi sono stati altri tentativi negoziali e fasi alterne. Oggi, dopo la scoperta di risorse energetiche nelle acque territoriali dell’isola, il petrolio e il gas rischiano di avvelenare ulteriormente l’affare cipriota. Peccato, perché niente gioverebbe al futuro del Levante mediterraneo quanto un piano energetico regionale.