Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  settembre 24 Sabato calendario

PALESTINA PER IL FOGLIO DEI FOGLI

Venerdì 23 settembre Mahmoud Abbas detto Abu Mazen, presidente dell’Autorità palestinese, durante la 66esima Assemblea generale dell’Onu ha detto di aver presentato al segretario generale Ban Ki-Moon «una domanda di ammissione della Palestina come membro a pieno titolo delle Nazioni Unite, sulla base dei confini del 4 giugno 1967, con al-Quds al-Sharif (Gerusalemme, ndr) come capitale». [1] La richiesta di trasformare la Palestina nel 194esimo stato membro dell’Onu, contenuta in una cartellina banca con al centro l’aquila palestinese [2], è stata trasmessa al presidente di turno del Consiglio di Sicurezza, il rappresentante permanente del Libano, l’ambasciatore Nawaf Salam, il cui mandato scadrà a ottobre. [3]

Antonio Ferrari: «Nel palazzo di vetro il grigio Mahmoud Abbas, conosciuto come Abu Mazen, ha cercato di superare se stesso. Lo sfondo marmoreo dell’aula sembrava fondersi con la fredda e puntigliosa esposizione del leader, nemico della retorica, che si è affidato alla credibilità della sua storia tranquilla da perfetto numero due che però le vicende della vita hanno trasformato in uno dei protagonisti della politica internazionale». [4]

Quando Abu Mazen è entrato nell’aula dell’Assemblea Generale molte delegazioni si sono alzate per applaudire. «Ha raccontato l’odissea del suo popolo a partire dalla Nakba del 1948, quando anche lui fu costretto a lasciare la sua casa, per spiegare che tutto era cominciato con un’iniziativa dell’Onu, e quindi solo l’Onu può portare a una “pace giusta e complessiva, che assicuri i diritti nazionali inalienabili e legittimi del popolo palestinese”. Ha denunciato che i negoziati sono falliti per l’insincerità di Israele e la determinazione a continuare gli insediamenti nei territori occupati. “Pulizia etnica”, l’ha definita. Gli insediamenti, secondo lui, non erodono solo la possibilità di creare uno Stato ma compromettono la stessa esistenza dell’Anp che lui presiede». [5]

Fiamma Nirenstein: «Il discorso ha descritto Israele come un Paese sadico, paracadutato nell’area senza motivo, senza volontà di pace, una caricatura che ha forse poi meglio illuminato, invece, il pacato racconto di Netanyahu dei disperati tentativi di pace». [6]

Un’ora dopo Abu Mazen è salito sul podio Benyamin Netanyahu, che ha definito l’Onu “il teatro dell’assurdo”. «Il premier israeliano ha chiarito che non era venuto a cercare applausi, ma a difendere la sicurezza del suo Paese: “I palestinesi vogliono uno Stato senza la pace. Dicono di essere armati solo di speranze e sogni: certo, e anche 10.000 missili iraniani”». Netanyahu, che quando parlava Abu Mazen non era in aula [7], ha detto di essere pronto a ricominciare subito il negoziato, a patto che i palestinesi riconoscano Israele come uno Stato ebraico. [5]

Il discorso di Abu Mazen è stato seguito con grande partecipazione in tutte le piazze delle principali città della Cisgiordania, dove sono stati montati i maxi-schermi. A Gaza Hamas ha vietato ogni manifestazione». [8]

In aula Abu Mazen ha ricevuto molti applausi. La sua richiesta di sottoporre l’istanza al voto dei 15 membri del Consiglio di Sicurezza è destinata però a non ottenere . Barack Obama è orientato a opporre il veto degli Stati Uniti. La contesa può durare settimane o mesi. Dopo l’approvazione del Consiglio la domanda palestinese andrebbe votata in Assemblea, platea nella quale può raggiungere i 129 voti necessari su 193. [1]

L’opposizione al riconoscimento Onu dello Stato palestinese è il frutto di un cambio di marcia di Barack Obama sul Medio Oriente che nasce da ragioni di politica interna. Maurizio Molinari: «I motivi sono domestici. “Durante l’estate il Presidente si è reso conto che nel 2012 la rielezione si giocherà sull’economia e in particolare sull’occupazione – spiega Patrick Clawson, del Washington Institute – e di conseguenza ha deciso di abbassare il profilo su tutti i temi di politica internazionale, incluso il negoziato israelo-palestinese». [9]

Oggi il Consiglio di Sicurezza dovrebbe esaminare la richiesta di Abu Mazen, poi dovrebbe passarla a una commissione e ricevere un rapporto entro 35 giorni. Mastrolilli: «A quel punto comincerebbe il gioco diplomatico per decidere se portarla al voto o no. Una volta approvata dal Consiglio, la pratica passerebbe all’Assemblea Generale. I palestinesi, però, non sono sicuri di avere i nove voti necessari per il via libera del Consigli. Tra i suoi 15 membri, infatti, Libano, Brasile, Cina, Sudafrica, India e Russia sono favorevoli, gli Stati Uniti sono contrari, mentre Francia, Germania, Portogallo, Bosnia, Colombia, Gabon e Nigeria sono incerte. Se in Consiglio ci fossero nove voti favorevoli, gli Usa bloccherebbero la richiesta col veto. A quel punto i palestinesi trasferirebbero la loro richiesta all’Assemblea Generale». [5]

Meno di quattro ore dopo il discorso di Abu Mazen il Quartetto per il Medio Oriente (Stati Uniti, Russia, Unione Europea e Onu) ha sollecitato con un documento la ripresa dei negoziati di pace. Obiettivo: arrivare a una soluzione entro il 2012. La dichiarazione, in cui non si legge mai “Palestina” o “Israele” ma si fa riferimento alle “due parti”, propone il riavvio dei colloqui entro un mese. Si chiede poi di presentare “proposte complete entro tre mesi sulla sicurezza e il territorio (la questione dei confini, ndr) e di aver fatto progressi sostanziali in sei mesi”. Una conferenza internazionale a Mosca “al momento convenuto” valuterà l’avanzamento delle discussioni. La proposta del Quartetto non ha suscitato entusiasmo in nessuna delle due parti. [10]

(A cura di Marzia Amico)

[1] Maurizio Caprara, Corriere della Sera 24/9; [2] Fabio Scuto, la Repubblica 24/9; [3] Mario Platero, Il Sole 24 Ore 24/9; [4] Antonio Ferrari, Corriere della Sera 24/9; [5] Paolo Mastrolilli, La Stampa 24/9; [6] Fiamma Nirenstein, il Giornale 24/9; [7] Michele Giorgio, il manifesto 24/9; [8] Fabio Scuto, la Repubblica 24/9; [9] Maurizio Molinari, La Stampa 24/9; [10] Ansa 24/9.