Simone Di Meo, Il Sole 24 Ore 24/9/2011, 24 settembre 2011
LE MANI DELLA CAMORRA SULLE PUNTATE DEL CALCIO
L’ombra della camorra si allunga su 150 partite (molte delle serie minori, ma anche alcune di A) che hanno registrato nel biennio 2009/2010 puntate definite anomale dall’Agenzia dei Monopoli di Stato e finite, ora, nel mirino della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Flussi sospetti di scommesse che, per gli inquirenti, potrebbero nascondere il tentativo dei clan di condizionare gli esiti degli eventi sportivi per ottenere montagne di soldi grazie a giocate "blindate". È questo lo scenario descritto ieri dai magistrati antimafia di Napoli (procuratore aggiunto Rosario Cantelmo, pm Pierpaolo Filippelli e Claudio Siragusa) a margine dell’operazione, ribattezzata "Golden Goal 2", che ha portato all’arresto di otto persone, tra cui due dirigenti nazionali dell’agenzia di scommesse Intralot (parte lesa nell’inchiesta), Maurizio Lopez, responsabile dell’ufficio Quote e rischi, e Antonio De Simone, direttore dell’ufficio commerciale.
L’ipotesi degli investigatori è che i gruppi criminali dei D’Alessandro e dei Di Martino, attivi a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, possano aver pilotato match corrompendo i giocatori, o minacciandoli. I pm hanno anche avviato una rogatoria con un Paese straniero e altre ne seguiranno, a breve. Dalle intercettazioni sono emersi contatti tra le cosche e alcuni luogotenenti di camorra in Spagna e in Sudamerica. La Dda, con la procura di Torre Annunziata, sta esaminando inoltre il comportamento nei confronti di calciatori di squadre minori da parte di alcune tifoserie, probabilmente pilotate dalle organizzazioni mafiose. «Si nota che la criminalità organizzata si fa sentire o addirittura le si chiede di intervenire», ha detto Cantelmo. Più in particolare, l’inchiesta di ieri ha squarciato il velo sui sistemi di riciclaggio di denaro di provenienza illecita attraverso l’apertura di centri di scommesse Intralot (anche fuori dalla Campania, a Rimini, per esempio). Tra gli illeciti emersi nel campo delle scommesse telematiche risulta di particolare interesse quello di indagati che operavano come "banco" sul sito telematico illegale www.betfair.com, ruolo che la legge riserva allo Stato o ad altro ente concessionario. In particolare Lopez e De Simone lo avrebbero fatto in occasione di numerosi incontri di calcio: Grasshoppers-Chernomorets del 19 luglio 2008, Napoli-Panionios, Deportivo-Bnei Sakhnin e Aston Villa-Ob Odens del 26 luglio successivo, Kolschreiber-Yani del 28 luglio, Tipsarevic-Moya del 29 luglio, Fenerbahce-MtkBudapest e Panathinaikos-Dinamo Tbilisi del 30 luglio. Scommesse illegali anche su alcuni incontri di tennis, come Kiefer-Simon e Gasquet-Llodra del 29 luglio dello stesso anno. Un meccanismo (quasi) perfetto, definito in una intercettazione «un pozzo senza fondo», tanto ricco era il giro d’affari sviluppato. Nel corso delle indagini, è emerso che Lopez era in rapporti strettissimi con il boss Vincenzo D’Alessandro, già detenuto, del quale – al telefono – diceva: «Cioè, che quelli a Castellammare, la gente con cui sto io, la gente con cui sono io implicato, mannaggia la marina, hanno trenta omicidi per uno! trenta!». Parlando a telefono con D’Alessandro, invece, in una circostanza Lopez esordisce così: «Amore mio, come stai?». Il boss di lì a poco gli dice: «Io a te non ti dico mai di no. A te proprio non ti dico mai di no. Tu lo sai, sei la vita mia». E ancora: «Grazie, fratello». In un sms, Lopez scrive al capoclan: «Ti voglio tanto tanto tanto bene che matto che sei fratello mio. Mi butterei nel fuoco per te, te lo giuro sui miei figli». D’Alessandro replica: «Idem». In un’altra telefonata, uno degli indagati dice a Lopez: «Oggi abbiamo dimostrato che in due possiamo fare numeri eccezionali, perché si riescono a sfruttare tutte le possibilità per far denari e soprattutto di far risultare normali tutti gli strani movimenti che facciamo! Come hai detto tu, è un pozzo senza fondo finché dura». Lopez risponde rassicurandolo: «Durerà, stai tranquillo, finché sappiamo lavorare».