Isabella Bufacchi, Il Sole 24 Ore 24/9/2011, 24 settembre 2011
IL MODO PEGGIORE PER PREPARARE L’ASTA DI MARTEDÌ
Arrivare all’appuntamento delle aste di fine mese con una ventina di miliardi di BoT, CTz, BTp e CcT da piazzare mentre lo spread tra i titoli italiani e tedeschi vola e la curva dei rendimenti italiana spazia dal 4,5% a due anni al 6,30% a 15 anni, è un’impresa. Il Tesoro è chiamato ad assolvere un compito difficile ma di giornate ad alta tensione ne ha passate talmente tante in passato che, affiancato dalla squadra irriducibile delle grandi banche specialist e potendo contare su alcuni importanti portafogli istituzionali, le maxi-emissioni della prossima settimana sono alla portata.
È però l’aggravante politica a pesare di più come incognita sull’esito di queste aste che, a cominciare dagli 11 miliardi di BoT e 3,5 miliardi di CTz in offerta il prossimo martedì, terrà i mercati con il fiato sospeso. Come se la disaffezione degli stranieri sul rischio-Italia non bastasse, per colpa del contagio della crisi greca, dei declassamenti di rating, della crescita troppo bassa e della manovra più volte smontata e rimontata, il Tesoro rischia di pagare un premio maggiorato sui titoli in asta a causa dell’acuirsi dello scontro tra il premier Berlusconi e il ministro Tremonti. Questo rapporto ha iniziato a logorarsi da molto tempo e che tra i due non scorra più buon sangue è un dato di fatto, da svariati mesi già scontato dallo spread. La novità è che ieri mattina l’escalation del dissidio e della rivalità tra i due personaggi che influiscono maggiormente sul rischio-Italia è stata tale da far circolare voci di dimissioni imminenti del ministro, poi smentite dal ministro stesso. Il peggior preludio per una delle aste più impegnative del Tesoro quest’anno.
Martedì andranno in vendita i BoT a sei mesi e i BoT flessibili a 76 giorni per 11 miliardi: questi strumenti di cash management, utilissimi per le tesorerie delle banche e dei banchieri centrali, sono molto richiesti e la domanda – sia pur posizionata su rendimenti stellari – non deluderà. Sotto le lenti del mercato andranno i CTz a due anni, in offerta per 3,5 miliardi: questa scadenza non rientra tra quelle sostenute dagli acquisti della Banca centrale europea, che si starebbe concentrando tra i 5 e i 10 anni per mantenere sotto controllo lo spread più mediatico, quello tra BTp decennali e Bund. I BoT a 3, 6 e 12 mesi hanno una vita propria, servono alle tesorerie e possono contare su una clientela solida. I titoli come i CTz non godono di alcun ombrello Bce e sono più vulnerabili in asta. Il Tesoro dovrà gestire gli strappi del contagio greco, i timori della recessione, le minacce delle retrocessioni rating: appesantire questo fardello con i litigi in piazza di Berlusconi e Tremonti costerà caro in termini di premio a rischio sul rendimento dei 20 miliardi e più di titoli in asta.